Chi compra prodotti a basso costo da piattaforme come Temu, Shein e AliExpress potrebbe presto trovarsi davanti a una doppia tassa sui pacchi che arrivano da fuori dell’Unione Europea. Tra meno di due settimane, infatti, due misure rischiano di sovrapporsi e di pesare sullo stesso acquisto fatto online, magari per pochi euro.
Il meccanismo è semplice da capire ma complicato da gestire. Da una parte c’è il nuovo prelievo europeo da 3 euro che colpisce le categorie di prodotto contenute nei piccoli pacchi sotto i 150 euro, pensato proprio per arginare il boom degli ordini dalle grandi piattaforme extra UE. Dall’altra c’è il contributo italiano da 2 euro sulle piccole spedizioni, introdotto con la legge di bilancio e poi rinviato. Se il governo non mette mano alla questione, dal 1° luglio le due cifre potrebbero finire per sommarsi. Una cosa difficile da spiegare a chi ordina e ancora più scomoda per chi lavora nella logistica.
Perché la tassa italiana sta diventando un problema
La tassa italiana era stata raccontata come uno strumento per scoraggiare l’arrivo di merce a basso costo, soprattutto dalla Cina, considerata problematica sul fronte ambientale, sociale e per la concorrenza che esercita sulle imprese del nostro Paese. La verità però è un’altra, o almeno non solo quella. Quel prelievo da 2 euro serviva anche a garantire nuove entrate. Il governo aveva messo a bilancio 122,5 milioni di euro di gettito nel 2026 e 245 milioni all’anno a partire dal 2027. Adesso quella copertura rischia di trasformarsi in un bel grattacapo, politico, fiscale e industriale insieme.
A muoversi è stata anche Confetra, una delle principali organizzazioni italiane del trasporto e della logistica, che l’11 giugno ha scritto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti chiedendo di cancellare subito la tassa italiana. La lettera, firmata dal presidente Carlo De Ruvo, sostiene che nei primi mesi del 2026 le spedizioni sdoganate in Italia sarebbero già calate di oltre il 50 per cento, con una parte dei flussi dirottata verso Belgio, Paesi Bassi e Ungheria, dove non esistono oneri nazionali simili.
Le merci passano dall’estero ed è tutto legale
Il trucco, se così vogliamo chiamarlo, è alla portata di chiunque lavori nel settore. Per aggirare il contributo italiano, gli operatori possono far arrivare la merce in un altro Paese dell’Unione e poi spostarla su gomma verso il mercato italiano. Nel mercato unico questa strada non incontra ostacoli particolari. Per chi compra la differenza magari non si nota nemmeno, ma per le aziende italiane della logistica significa meno lavoro, meno operazioni doganali e meno ricavi.
A rimetterci, secondo Confetra, sarebbe anche l’Erario. La confederazione stima un saldo negativo di 25,5 milioni di euro nel solo periodo tra luglio e novembre rispetto allo scenario in cui la tassa nazionale venisse eliminata. C’è poi un altro punto debole, quello normativo. Le regole doganali sono competenza dell’Unione Europea, non dei singoli Stati, e questo aveva reso la misura controversa fin dall’inizio.
Il prelievo nazionale finisce per sovrapporsi a una misura europea pensata per lo stesso identico fenomeno, cioè l’arrivo massiccio di pacchi di basso valore dai marketplace extra UE. La scelta di Bruxelles però ha una struttura diversa e si inserisce nel percorso di revisione delle regole doganali, con l’obiettivo di superare poco alla volta l’esenzione sotto i 150 euro.