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Tempesta solare, il GPS sbaglia di oltre 10 metri negli USA

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Una potente tempesta solare ha spostato le indicazioni del GPS di oltre 10 metri su tutto il territorio degli Stati Uniti, e per quanto la cifra possa sembrare piccola sulla carta, nella pratica è più che sufficiente a creare problemi seri. Dieci metri sono la distanza che separa una corsia da quella accanto, un ingresso autostradale dalla strada che ci passa sotto, il punto esatto in cui una macchina agricola dovrebbe seminare da quello in cui finisce davvero il seme. Tutto dipende da cosa si sta facendo con quel segnale.

Il punto è che il sistema di navigazione satellitare a cui ci si affida ogni giorno non è pensato per errori di quella portata. Nella vita normale il margine di scarto è di pochi metri, spesso meno, e per la maggior parte delle applicazioni è un livello di precisione che basta e avanza. Quando però il Sole decide di mandare verso la Terra una scarica di particelle ed energia più violenta del solito, quel margine si allarga di colpo. E lo fa senza avvisare, su aree molto vaste, colpendo contemporaneamente utenti che stanno facendo cose completamente diverse tra loro.

Tempesta solare: perché dieci metri fanno la differenza

Chi usa il telefono per raggiungere un ristorante probabilmente non si accorgerebbe di nulla, o al massimo sbufferebbe davanti a una freccia blu che sembra impazzita. Il problema riguarda invece tutti i settori in cui la precisione è un requisito di lavoro e non un comfort. L’aviazione, la navigazione marittima, l’agricoltura di precisione, i cantieri, i rilievi topografici, le reti che usano il segnale satellitare per sincronizzare gli orologi. In questi ambiti uno scostamento di oltre 10 metri non è un fastidio, è un errore che manda all’aria un’operazione intera.

Le tempeste solari agiscono in modo indiretto ma efficace. Il segnale che arriva dai satelliti deve attraversare gli strati alti dell’atmosfera prima di raggiungere l’antenna di un ricevitore, e quando quegli strati vengono caricati e agitati dall’attività del Sole il percorso del segnale si deforma. Il ricevitore continua a fare i suoi calcoli come se nulla fosse, ma i dati che riceve sono già stati alterati lungo la strada. Il risultato è una posizione sbagliata comunicata con la stessa sicurezza di una posizione giusta, che è poi la parte più insidiosa della faccenda.

Un rischio che riguarda molte più cose di quanto sembri

La dipendenza dal GPS è cresciuta in modo silenzioso negli ultimi anni, al punto che oggi è difficile elencare tutti i servizi che si appoggiano a quel segnale senza dirlo apertamente. Trasporti, logistica, energia, telecomunicazioni, sistemi di emergenza. Ogni volta che un evento di questo tipo colpisce, emerge quanto sia estesa la rete di attività che dipende da un’informazione che la maggior parte delle persone dà per scontata.

Il fatto che un fenomeno lontano centocinquanta milioni di chilometri possa spostare di dieci metri la posizione registrata da un dispositivo tascabile racconta bene quanto siano collegate cose che sembrano non avere nulla a che fare tra loro. L’attività del Sole non è costante, attraversa fasi più tranquille e fasi più turbolente, e nelle seconde episodi come questo diventano decisamente più probabili. La differenza tra un disagio momentaneo e un danno concreto sta quasi sempre nel tipo di lavoro che quel segnale stava sostenendo nel momento esatto in cui la tempesta solare ha fatto sentire i suoi effetti su tutto il continente.

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