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Anche Tamoil scende in campo per abbassare i prezzi di benzina e diesel lungo la propria rete di distributori, seguendo la strada già tracciata da Eni, IP e Q8. Le misure, annunciate ieri dalla compagnia, rimarranno attive fino al 31 ottobre 2026 e vanno ad allargare ulteriormente il numero di stazioni di servizio coinvolte nel tentativo di alleggerire la spesa di chi si mette al volante ogni giorno.
Il contesto non è dei più semplici. I mercati energetici internazionali stanno attraversando una fase di forti tensioni e le conseguenze si avvertono eccome, sia sul costo del pieno sia sui bilanci di famiglie e imprese. Tamoil ha spiegato di aver raccolto gli appelli arrivati dalle istituzioni e dalle associazioni dei consumatori contro il caro carburanti, con l’obiettivo di contenere i listini alla pompa senza però mettere a rischio la sostenibilità economica delle attività legate alla sua rete distributiva.
Nessun tetto ufficiale per i listini Tamoil
C’è però un aspetto che per ora rimane in sospeso. La compagnia non ha reso nota l’entità precisa degli interventi e non ha indicato alcun prezzo massimo ufficiale per benzina e gasolio. Di conseguenza non si può sapere in anticipo quanto risparmieranno gli automobilisti che decideranno di fare rifornimento presso gli impianti Tamoil, né di quanto i nuovi importi si discosteranno da quelli applicati finora. L’annuncio indica insomma la direzione, ma senza mettere sul tavolo dei numeri precisi.
Su questo punto la situazione appare diversa rispetto a Eni, che è stata l’unica a fissare un limite chiaro almeno nella fase iniziale dell’operazione, pari a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro al litro per il gasolio. IP e Q8 hanno aderito anch’esse alla riduzione dei prezzi, contribuendo ad ampliare la platea dei distributori interessati. Anche per Tamoil, quindi, le cifre effettive potranno essere verificate soltanto consultando gli aggiornamenti dei listini esposti dai singoli punti vendita.
Le critiche dei gestori indipendenti e il nodo della concorrenza
Non tutti hanno accolto queste iniziative con favore. I rappresentanti dei gestori indipendenti hanno sollevato più di una perplessità sul fronte della concorrenza, e il loro ragionamento è piuttosto lineare. I grandi gruppi petroliferi dispongono di dimensioni e risorse tali da poter assorbire con maggiore facilità una riduzione temporanea dei margini, mentre le cosiddette pompe bianche, che spesso praticano già tariffe generalmente più basse, rischiano di trovarsi in difficoltà nel tenere il passo dei colossi del settore.
Proprio per questo le associazioni di categoria hanno contestato il pericolo di alterare gli equilibri del mercato e hanno ipotizzato un possibile intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il timore è che sconti sostenibili solo da chi ha spalle molto larghe finiscano per penalizzare proprio quegli operatori che fino a oggi hanno rappresentato un’alternativa più economica per molti automobilisti.
Fonte: TecnoAndroid








