In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Le impronte di T. rex attribuite a un esemplare adulto hanno restituito un dato che finora era rimasto confinato ai calcoli teorici: la velocità con cui l’animale si muoveva mentre camminava, stimata intorno a 1,6 metri al secondo. Tradotto in numeri più familiari, parliamo di poco meno di 6 chilometri all’ora, più o meno il passo svelto di una persona che attraversa la città con una certa fretta. Non una corsa, non un inseguimento da film, ma un’andatura tranquilla, quasi placida.
La novità sta nel fatto che si tratta della prima serie di orme riconducibile a un esemplare adulto di questo dinosauro. Le tracce fossili di grandi teropodi non sono introvabili in assoluto, ma una sequenza di passi consecutivi che si possa collegare a un individuo maturo di questa specie è un’altra faccenda. Un’impronta isolata dice poco, perché racconta la forma del piede e non il movimento. Serve una successione, una linea di passi che permetta di misurare quanto terreno veniva coperto tra un appoggio e l’altro.
Impronte conservate male, ma comunque leggibili
Il punto delicato è proprio la qualità della conservazione. Le impronte risultano mal conservate, con contorni poco definiti, e questo impone una buona dose di prudenza nel leggere i risultati. Il sedimento su cui un animale poggia il piede può deformarsi, seccarsi, essere calpestato di nuovo, coperto e scoperto dall’acqua. Tutto ciò sfuma i dettagli e rende meno netta la lettura. Non significa che il dato vada buttato, ma che va maneggiato per quello che è, ovvero un indizio robusto e non una misura da cronometro.
Anche così, il valore di 1,6 metri al secondo resta interessante, perché arriva da una traccia concreta lasciata sul terreno e non da una simulazione costruita a tavolino. È una differenza che conta: le stime basate su modelli partono da masse corporee, lunghezze degli arti e ipotesi su muscoli e tendini, mentre un allineamento di orme registra qualcosa che è realmente accaduto in un momento preciso, con quell’animale che avanzava in quella direzione.
Camminata, non velocità massima
Vale la pena sottolineare un dettaglio che spesso viene frainteso quando si parla di T. rex e velocità. Il numero emerso da queste tracce descrive una camminata, non la prestazione massima dell’animale. Le orme fotografano un’andatura rilassata, il classico spostamento senza urgenza, e non dicono nulla su cosa il predatore fosse in grado di fare se avesse dovuto accelerare. È lo stesso principio per cui, osservando una persona che passeggia, non si può dedurre quanto correrebbe sui cento metri.
Il paragone con il passo umano rende la cosa immediata e un po’ spiazzante, se si pensa alle dimensioni in gioco. Un animale di quella mole che si muove al ritmo di un pedone di fretta non è l’immagine più spettacolare, ma è probabilmente quella più realistica per la maggior parte del tempo. Gli spostamenti quotidiani di un grande predatore, in fondo, sono fatti soprattutto di andature economiche, quelle che consumano meno energia possibile.
Le tracce fossili di questo tipo funzionano come istantanee del comportamento, mentre le ossa raccontano l’anatomia. Qui i due filoni si incontrano, perché la sequenza di passi permette di mettere alla prova le ipotesi costruite sugli scheletri. E in questo caso il verdetto, con tutte le cautele imposte dallo stato delle impronte, indica un T. rex adulto che avanzava a 1,6 metri al secondo.
Fonte: TecnoAndroid








