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Susan Sarandon ha appena compiuto 80 anni e lo ha fatto portando con sé un curriculum che pochi a Hollywood possono vantare: oltre 120 film, più di mezzo secolo di carriera e un premio Oscar conquistato dopo cinque candidature. Eppure, nonostante uno status costruito con decenni di lavoro, l’attrice continua a fare i conti con una sorta di veto da parte di alcuni settori dell’industria, legato alle sue posizioni politiche e al suo attivismo. A denunciarlo è stata lei stessa, poche settimane fa, durante la Mostra del Cinema di Venezia.
La denuncia al Lido e il caso UTA
Lo scorso settembre, nella cornice prestigiosa del festival veneziano, la veterana interprete ha spiegato senza giri di parole che le sue convinzioni politiche stanno pesando sulla sua carriera ormai da diversi anni. Sarandon era al Lido per presentare il suo ultimo lavoro, The Echo Chamber, e ha colto l’occasione per mettere la questione sul tavolo. Non che abbia mai smesso di lavorare, anzi. Da quando ha mosso i primi passi davanti alla macchina da presa negli anni Settanta la sua presenza sul set è stata praticamente costante. Ma secondo l’attrice alcuni ruoli le sono sfuggiti per ragioni che con la recitazione hanno poco a che fare.
Il precedente più noto risale al 2023. In quell’anno UTA, l’agenzia che la rappresentava dal 2014, decise di rinunciare a lei come cliente dopo che aveva partecipato a una manifestazione a favore della Palestina e pubblicato diversi messaggi sui social network. Tre anni più tardi la diva americana riconosce che nella società qualcosa si è mosso e che la consapevolezza generale è cresciuta. Secondo lei la narrazione è cambiata del tutto e oggi la gente conosce molte più cose rispetto al passato. Il problema, però, resta la cosiddetta struttura di potere. Sarandon ha raccontato di essere stata esclusa di recente da alcuni film perché ci sono ancora agenzie che suggeriscono di non ingaggiarla. Una dinamica che, a suo dire, è semplicemente il modo in cui funziona quel sistema.
Il sostegno internazionale e una carriera da cinque nomination
Fuori dai confini statunitensi la musica sembra diversa. L’attrice ha detto di sentirsi decisamente benvenuta a livello internazionale, ringraziando chi continua a offrirle opportunità. Un pensiero particolare è andato al regista di The Echo Chamber, Andrea Pallaoro, che secondo il suo racconto non ha dato retta agli avvertimenti ricevuti e ha scelto comunque di coinvolgerla nel progetto. Sarandon ritiene che la comprensione della situazione da parte del grande pubblico sia effettivamente cambiata. All’interno della sua industria, invece, permangono posizioni molto rigide da parte di sionisti e di persone che non hanno ammorbidito il loro atteggiamento nei suoi confronti. Nonostante tutto, ha assicurato di aver trovato la sua famiglia e la sua gente, e di stare bene.
Il suo percorso artistico parla da sé. Nel corso degli anni Susan Sarandon ha ottenuto ben cinque candidature all’Oscar come miglior attrice: la prima per Atlantic City nel 1980, poi per Thelma & Louise nel 1991, L’olio di Lorenzo nel 1992 e Il cliente nel 1994. La quinta nomination, arrivata per un film del 1995, si è finalmente trasformata nella statuetta, vinta circa trent’anni fa.
Tra le interpretazioni che l’hanno resa celebre figurano anche il cult The Rocky Horror Picture Show e Piccole donne, mentre in tempi più recenti la si è vista nella serie Feud: Bette and Joan, dove ha dato prova ancora una volta della sua versatilità sul piccolo schermo.
Fonte: TecnoAndroid








