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Steve Jobs, all’asta il progetto di scienze delle scuole medie

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Finisce all’asta un pezzo di storia che con i computer, all’inizio, non c’entrava quasi nulla: il progetto di scienze di Steve Jobs ai tempi delle scuole medie, un foglio di lavoro scolastico rimasto per decenni lontano dai riflettori e ora destinato al mercato dei collezionisti. È il primo cimelio dell’infanzia del fondatore di Apple a essere battuto pubblicamente, e le attese sul prezzo finale sono già alte, con stime che parlano di una cifra fuori scala rispetto al valore materiale dell’oggetto.

Il contesto aiuta a capire perché tanto interesse. L’operazione arriva infatti nell’anno dei 50 anni di Apple, una ricorrenza che ha trasformato ogni reperto legato agli albori dell’azienda in un piccolo feticcio da bacheca. Non si tratta di un lotto isolato, ma di una raccolta ampia: circa 200 cimeli messi insieme e proposti agli appassionati, tra documenti, oggetti e apparecchi che raccontano la traiettoria dell’azienda dai garage della California ai prodotti che hanno cambiato le abitudini di mezzo mondo.

Il ragazzo prima del mito

Il fascino del progetto di scienze sta tutto nel salto temporale. Prima dell’iPhone, prima del successo planetario, prima ancora del primo Macintosh, c’era un ragazzino curioso con una mente vivace e una gran voglia di smontare le cose per capirle. Quel compito scolastico restituisce un’immagine molto più ordinaria di quella costruita negli anni dalla narrazione ufficiale, e forse proprio per questo funziona così bene come oggetto da collezione. Non è un prodotto, non è un brevetto, non è una lettera d’affari. È un pezzo di quotidianità, la traccia di un adolescente qualsiasi che sarebbe poi diventato uno dei nomi più citati della tecnologia contemporanea.

Il mercato dei cimeli legati a Steve Jobs segue del resto una logica precisa: più il documento è personale e distante dalla dimensione aziendale, più cresce l’aura attorno a esso. Firme, appunti, materiali scolastici. Cose che nessuno, all’epoca, avrebbe pensato di conservare con cura, e che oggi valgono proprio per la loro casualità.

Il prototipo dell’iPod e gli altri lotti

Accanto al compito di scuola, la selezione comprende un altro pezzo che vale da solo il prezzo del biglietto per gli appassionati: un rarissimo prototipo del primo iPod, cioè una versione preliminare del lettore musicale che ha ridefinito il modo di ascoltare la musica e ha rimesso Apple al centro della scena consumer. I prototipi, per loro natura, sono oggetti quasi impossibili da trovare in circolazione. Restano dentro i laboratori, vengono smaltiti o custoditi internamente, e quando riemergono finiscono spesso al centro di battaglie di offerte piuttosto accese.

Il resto della raccolta segue lo stesso filo conduttore, mescolando materiali di natura diversa ma accomunati dal legame con la storia dell’azienda di Cupertino. Duecento lotti sono tanti, abbastanza da comporre una specie di museo temporaneo che però non finirà dietro una teca pubblica, bensì disperso tra collezionisti privati sparsi per il mondo.

Il timing, va detto, non è casuale. Le case d’asta sanno bene che un anniversario tondo funziona da moltiplicatore di attenzione, e il mezzo secolo di Apple rappresenta esattamente il tipo di occasione capace di far salire le valutazioni. Quel foglio scritto a mano da un ragazzino delle medie, con ogni probabilità, cambierà proprietario per una somma che il suo autore, all’epoca, non avrebbe mai potuto immaginare.

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