Vai al contenuto
Offerte

Starship torna in galleria del vento per il ritorno sulla Luna

In questo articolo Indice dei contenuti 1 sezione

C’è un dettaglio che spesso sfugge quando si parla di razzi riutilizzabili, ed è proprio quello su cui si sta concentrando adesso il lavoro attorno a Starship. Non è il decollo il problema più spinoso, ma il rientro. Riportare a terra un veicolo così grande senza danneggiarlo, e farlo in tempi rapidi per rimetterlo in volo, è la vera sfida tecnica. Ed è qui che NASA e SpaceX hanno deciso di collaborare, con un occhio ben puntato sulle future missioni lunari.

Il contesto è quello del programma Artemis, che punta a riportare esseri umani sulla superficie della Luna. Per centrare l’obiettivo serve un mezzo affidabile, e Starship è stato scelto proprio per questo ruolo. Mentre SpaceX continua i suoi test in autonomia, la NASA si è mossa per accelerare i tempi, mettendo a disposizione le proprie strutture e le proprie competenze. Un lavoro a quattro mani che ha come scopo pratico ridurre i margini di incertezza prima delle missioni operative.

Cosa hanno scoperto i test nelle gallerie del centro Ames

Le due realtà hanno appena portato a termine una nuova campagna di prove nelle gallerie del vento del centro Ames, in California. Il protagonista di questi test è il nuovo booster Super Heavy Version 3, ossia il primo stadio del sistema Starship, quello destinato a spingere il tutto verso l’alto nelle spedizioni lunari. L’obiettivo era abbastanza chiaro fin dall’inizio, capire meglio come si comporta l’aria attorno al veicolo mentre rientra a velocità elevatissime.

Per raccogliere questi dati non serviva certo un modello a grandezza naturale. Gli ingegneri hanno lavorato con una riproduzione in scala dell’1,2 per cento del booster, sottoponendola a flussi d’aria che andavano da Mach 0,2 fino a Mach 2,5. Tradotto in numeri più comprensibili, si parla di velocità che arrivano a circa 3.060 chilometri orari. Una gamma piuttosto ampia, pensata per simulare le diverse fasi che il razzo attraversa durante la discesa.

I dati aerodinamici raccolti in questo modo servono a prevedere con maggiore precisione le sollecitazioni a cui il Super Heavy sarà sottoposto. Ogni informazione in più aiuta a progettare un veicolo capace di sopportare il rientro senza riportare danni, e quindi pronto a essere riutilizzato nel minor tempo possibile. È esattamente il concetto di riutilizzabilità che sta alla base dell’intero progetto Starship, e che rende queste prove così importanti per il futuro delle missioni lunari.

Condividi:
117 Condivisioni