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SpaceX ha stabilito un nuovo record americano raggiungendo la Stazione Spaziale Internazionale in appena 7 ore e 55 minuti. Il primato porta la firma dell’azienda di Elon Musk, che ha lavorato fianco a fianco con la NASA durante la missione Crew 13, partita dalla Florida con quattro astronauti a bordo della capsula Dragon. Il traguardo è arrivato il 1° ottobre e si inserisce in un percorso iniziato quando gli Stati Uniti sono tornati a raggiungere la ISS con mezzi propri, senza dipendere dalla Russia.
Da quel momento le tratte verso il laboratorio orbitante si sono susseguite con una certa regolarità, e il ruolo di SpaceX è stato decisivo. Senza i suoi razzi e le sue capsule tutto questo semplicemente non sarebbe stato possibile. Ogni volo ha contribuito a rendere più familiare un’operazione che resta tutt’altro che banale, e il nuovo primato ne è una dimostrazione piuttosto concreta.
Perché arrivare sulla ISS è così complicato
Viene spontaneo pensare che basti salire in quota per agganciarsi alla ISS. Le cose però non stanno proprio così. La stazione si trova a circa 400 chilometri dalla superficie terrestre e soprattutto non sta ferma ad aspettare nessuno. Viaggia a quasi 28.000 km/h e per raggiungerla serve intercettarla con una precisione enorme, facendo combaciare velocità, traiettoria e posizione nel momento giusto.
Si tratta quindi di un vero e proprio inseguimento orbitale. La capsula deve allinearsi progressivamente al bersaglio, correggendo la propria rotta finché non si trova nelle condizioni ideali per l’attracco. Per questo motivo il viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale richiede normalmente parecchie ore. Non è una questione di distanza da coprire, visto che i chilometri da percorrere in verticale sono relativamente pochi, quanto di sincronizzazione con un oggetto che sfreccia attorno al pianeta a una velocità difficile anche solo da immaginare.
Quando però le condizioni si rivelano particolarmente favorevoli, l’intera operazione può accorciarsi in modo sorprendente. Ed è esattamente ciò che è accaduto con l’ultima missione, che ha sfruttato al meglio questa finestra per completare il tragitto in tempi mai visti prima per un volo americano.
La missione Crew 13 e il nuovo primato
Protagonista del risultato è stata la missione Crew 13 della NASA, decollata dalla Florida con quattro astronauti a bordo. A trasportarli verso l’orbita è stata la capsula Dragon, ormai uno dei simboli della collaborazione tra l’agenzia spaziale statunitense e l’azienda di Elon Musk. Il veicolo ha completato il percorso fino alla stazione in 7 ore e 55 minuti, un tempo che vale il nuovo record americano per il raggiungimento della ISS.
Il dato acquista ancora più peso se si considera quanto descritto poco sopra. Arrivare a destinazione in meno di otto ore significa aver gestito con estrema accuratezza tutte le fasi dell’avvicinamento, dalla spinta iniziale fino all’allineamento finale con il laboratorio orbitante. Per l’equipaggio, inoltre, un trasferimento più rapido vuol dire meno tempo trascorso all’interno della capsula prima di poter entrare negli spazi della stazione.
Fonte: TecnoAndroid








