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L’auto elettrica segna un nuovo record in Europa e lo fa con numeri che, fino a poco tempo fa, sarebbero sembrati difficili da immaginare. Tra gennaio e agosto 2026 le vendite di vetture a batteria nell’Unione europea sono cresciute del 45% e la quota di mercato ha raggiunto il 22%. Significa che poco più di una nuova immatricolazione su cinque riguarda ormai un veicolo a zero emissioni allo scarico.
Dietro questa accelerazione ci sono due fattori che si intrecciano: da una parte la hausse dei carburanti, cioè l’aumento dei prezzi alla pompa che ha spinto molti automobilisti a fare due conti in più, dall’altra l’arrivo di modelli economici capaci di abbassare la soglia d’ingresso. Il risultato è una domanda letteralmente esplosa, con l’elettrico che smette di essere una scelta di nicchia e comincia a pesare in modo concreto sul mercato.
I numeri di una crescita che pesa davvero
Un incremento del 45% su otto mesi non è un dettaglio statistico. Racconta un cambio di passo netto, soprattutto se letto insieme alla quota di mercato del 22%. Le due cifre dicono cose diverse ma complementari. La prima misura quanto sono aumentate le vendite di auto elettriche rispetto a prima, la seconda indica quanto spazio occupano oggi all’interno del mercato complessivo delle nuove vetture vendute nei Paesi dell’Unione.
Messe una accanto all’altra mostrano che l’auto elettrica non sta crescendo solo in valore assoluto ma sta anche rosicchiando terreno alle motorizzazioni tradizionali. È questo il dato più interessante, perché una crescita forte in un mercato che resta piccolo avrebbe un peso relativo. Qui invece il segmento elettrico ha ormai dimensioni tali da influenzare le strategie dei costruttori e le abitudini di chi deve cambiare macchina.
Carburanti più cari e prezzi d’accesso più bassi
Il primo motore di questa corsa è economico e piuttosto intuitivo. Quando benzina e gasolio diventano più cari, il costo d’uso di un’auto termica sale e il confronto con una vettura a batteria si fa più favorevole a quest’ultima. Per chi percorre molti chilometri ogni giorno la differenza si sente sul portafoglio a ogni rifornimento, e la prospettiva di spendere meno per spostarsi diventa un argomento difficile da ignorare.
Il secondo elemento riguarda l’offerta. Per anni l’ostacolo principale all’acquisto di un’elettrica è stato il prezzo di partenza, decisamente più alto rispetto a quello di un modello equivalente a combustione. L’arrivo di vetture elettriche più accessibili ha cambiato le carte in tavola, aprendo le porte a una fascia di clienti che prima restava semplicemente fuori. Quando il costo d’acquisto scende e quello d’uso rimane contenuto mentre i carburanti salgono, la scelta per molte famiglie diventa quasi naturale.
I costruttori europei restano in testa
C’è poi un aspetto che riguarda direttamente l’industria del continente. In un mercato che cresce così rapidamente ci si poteva aspettare un’avanzata massiccia dei marchi stranieri, e invece i costruttori europei mantengono la maggioranza dell’offerta. Quasi il 60% dei modelli elettrici disponibili nell’Unione europea porta infatti la firma di case automobilistiche del Vecchio Continente.
Si tratta di un dato che dà la misura della presenza dei produttori locali in un settore considerato strategico. La gamma a disposizione degli automobilisti europei resta quindi in larga parte costruita da aziende di casa, proprio nel momento in cui l’auto elettrica ha raggiunto una quota del 22% delle vendite e un ritmo di crescita del 45% tra gennaio e agosto 2026.
Fonte: TecnoAndroid








