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SpaceX, nuovo contratto NASA da 946 milioni per tre missioni

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Con una nuova commessa da 946 milioni di dollari, circa 806 milioni di euro, SpaceX diventa ancora più centrale nei piani della NASA per il trasporto di astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale. L’agenzia americana ha messo sul tavolo la cifra per acquistare altri tre voli con equipaggio, in una fase in cui la parola d’ordine è continuità, anche se la Stazione Spaziale Internazionale sta entrando nell’ultimo tratto della sua vita operativa.

Le missioni si chiamano Crew-15, Crew-16 e Crew-17, con la preparazione prevista tra il 2027 e il 2028 e un contratto che copre attività fino al 2030. Con questa modifica contrattuale il numero complessivo dei voli assegnati all’azienda di Elon Musk sale a 17, un bilancio che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione quanto sia cambiato l’equilibrio del trasporto umano nello spazio americano negli ultimi anni.

Dalla dipendenza dalla Russia al conto da pagare

Per parecchio tempo gli Stati Uniti hanno dovuto appoggiarsi alla Russia per portare i propri astronauti sulla ISS, una condizione scomoda dal punto di vista politico e industriale. L’arrivo delle missioni Crew operate da SpaceX ha permesso alla NASA di recuperare autonomia, riportando i lanci con equipaggio su suolo americano e su hardware americano. Con una differenza sostanziale rispetto al passato, però, perché qui non si parla più di un programma gestito interamente dall’agenzia, ma di un servizio comprato da una realtà privata. E i servizi privati, come è normale, hanno un prezzo.

Quel prezzo oggi ha una cifra precisa e permette di farsi un’idea di quanto costi davvero mandare persone in orbita bassa e riportarle a casa in sicurezza. La NASA, del resto, non ha molte alternative sul tavolo quando si tratta di garantire una rotazione regolare degli equipaggi, e la continuità del collegamento con la stazione resta una priorità dichiarata anche in vista della sua dismissione.

Cosa comprende davvero il contratto

Sarebbe un errore leggere l’accordo come il semplice acquisto di tre lanci. Dentro quei 806 milioni di euro finiscono molte più voci, a partire dalle operazioni a terra, che precedono e accompagnano ogni partenza, per arrivare al decollo, alla permanenza in orbita, al rientro e al recupero dell’equipaggio. C’è poi il trasporto di materiali, una componente tutt’altro che secondaria nella gestione quotidiana di un laboratorio orbitante.

Il punto più interessante riguarda la capsula Dragon, che non si limita a portare gli astronauti a destinazione e a ripartire. Il veicolo resta agganciato alla ISS per tutta la durata della missione, svolgendo una funzione di mezzo di evacuazione d’emergenza. In caso di problemi gravi a bordo, l’equipaggio ha sempre una via di uscita pronta all’uso, e questo servizio di presidio permanente pesa nel valore complessivo del contratto tanto quanto il lancio stesso.

È una struttura di costo che spiega perché confrontare la spesa con il semplice prezzo di un razzo abbia poco senso. La NASA sta pagando un pacchetto completo di trasporto, assistenza e sicurezza, distribuito su anni di attività e su una infrastruttura che deve funzionare senza interruzioni. Con Crew-15, Crew-16 e Crew-17 già inserite nel calendario, la copertura arriva fino al 2030, quando il futuro della stazione sarà una partita ormai definita.

Fonte: TecnoAndroid

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