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AI per avvocati: big tech in corsa, ma i tribunali sanzionano

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L’intelligenza artificiale per gli avvocati è diventata uno dei terreni più contesi dai grandi laboratori del settore. Nel corso di quest’anno tre delle quattro principali aziende hanno lanciato o proposto prodotti pensati per il mondo legale. Tutto questo accade mentre i tribunali continuano a sanzionare professionisti che depositano atti pieni di precedenti mai esistiti. Google ha avviato a fine agosto l’anteprima di Gemini Enterprise for Legal insieme a quattro tra i più grandi studi del mondo. Tre mesi prima Anthropic aveva presentato quello che oggi si chiama Claude Legal Solutions. Anche Elon Musk si è fatto avanti, con il suo laboratorio SpaceXAI che ha pubblicato sul proprio sito una pagina dedicata alle soluzioni legali.

La spinta verso i servizi giuridici si è fatta più forte proprio mentre i legali finiscono sotto accusa per atti costellati di citazioni inventate. A giugno il tribunale della Law Society dell’Ontario ha ordinato all’avvocato Shahryar Mazaheri di pagare una cifra consistente per aver usato documenti redatti con Grok che contenevano riferimenti falsi. Il database del ricercatore Damien Charlotin conta quasi 2.000 casi simili nel mondo, con più di 800 avvocati e 1.100 persone che si difendevano da sole.

AI per avvocati: quando l’errore finisce davanti al giudice

Lo scorso dicembre la Law Society dell’Ontario aveva accertato che Mazaheri si era affidato a una versione precedente di Grok per preparare un factum, cioè un’argomentazione legale scritta, per l’appello di un cliente. Secondo i documenti del tribunale il risultato conteneva citazioni fabbricate e principi giuridici inesistenti. La decisione sulle spese arrivata a giugno gli ha imposto di versare circa 27.000 euro. I giudicanti hanno osservato che un modello linguistico “non coglie le sfumature, non esercita giudizio e non usa una bussola morale” e che è “fortemente portato a dare una risposta, qualsiasi risposta, piuttosto che ammettere di non sapere”. Il materiale prodotto con l’AI è stato definito senza mezzi termini “senza senso”.

Non si tratta solo di piccoli studi. Anche Sullivan & Cromwell, tra gli studi più redditizi degli Stati Uniti e noto per offrire ai neoassunti uno stipendio base di circa 195.000 euro, è inciampato nello stesso problema. Ad aprile ha dovuto inviare una lettera urgente al tribunale del Distretto Meridionale di New York dopo che una mozione fallimentare presentata al giudice capo Martin Glenn era risultata contenere 42 errori generati dall’AI. Solo nei tribunali canadesi i casi segnalati con riferimenti falsi sono passati da appena sette nel 2024 a 86 nel 2025, con altri 39 nel primo trimestre del 2026. Già all’inizio del 2023, prima che qualunque big del settore avesse un prodotto legale, DoNotPay aveva rinunciato a far discutere una causa al suo “avvocato robot” dopo che gli ordini professionali avevano minacciato un’azione penale.

Strumenti costruiti per controllare le fonti

Google e Anthropic lasciano intendere che i loro prodotti siano pensati proprio per la verifica. La soluzione di Google instrada le richieste verso banche dati legali esterne come Everlaw e NetDocuments, invece di basarsi soltanto su ciò che il modello ha appreso in addestramento. Thomas Kurian, amministratore delegato di Google Cloud, ha spiegato al lancio che garantire che ogni aspetto di questi flussi di lavoro sia accurato, fattuale e fondato su fonti giuridiche è di importanza cruciale. All’anteprima partecipano Gottlieb, Freshfields, Weil e Williams & Connolly.

Anthropic ha scelto una strada simile. Claude Legal Solutions includerebbe 20 connettori verso piattaforme legali e 12 plugin già pronti. L’azienda dichiara per Opus 4.7 un punteggio del 90,9% nel test BigLaw Bench sul ragionamento giuridico e annovera tra i clienti Freshfields e Quinn Emanuel. La differenza rispetto al caso Mazaheri sta tutta qui, perché le citazioni non vengono ricostruite a memoria dal modello ma recuperate da fonti esterne controllate. Il prodotto di SpaceXAI basato su Grok ha invece credenziali più deboli. Un post sul blog di Cursor definiva Grok 4.5 adatto a “finanza, lavoro legale o qualsiasi altra cosa si faccia al computer”, ma il successivo annuncio di SpaceXAI parlava di programmazione, compiti agentici e lavoro intellettuale senza citare il diritto. La pagina non descrive nemmeno un meccanismo per ricondurre le citazioni alle fonti primarie. SpaceX ha acquisito ufficialmente Cursor il 15 agosto per circa 52 miliardi di euro, portando così il marketing legale dell’editor di codice sotto l’ombrello di Grok.

La responsabilità resta nelle mani del professionista

Uno studio del 2024 del RegLab di Stanford ha rilevato tassi di allucinazioni del 17% e del 33% su piattaforme legali specializzate di LexisNexis e Westlaw. Per gli strumenti di Google e Anthropic non esiste ancora un controllo indipendente paragonabile. Tutti gli avvocati sono vincolati a regole deontologiche che impongono a chi deposita un atto di verificarne le citazioni, a prescindere dall’uso dell’AI. La sanzione di circa 27.000 euro inflitta a Mazaheri non è arrivata perché aveva usato un chatbot ma perché non aveva controllato a fondo ciò che aveva prodotto. Quell’obbligo non cambierà, per quanto accurato possa essere uno strumento legale e per quante garanzie offra il fornitore.

Fonte: TecnoAndroid

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