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Quando conviene ancora riparare lo smartphone e quando invece tanto vale mettere mano al portafoglio per un modello nuovo? La domanda se la pongono in tanti, soprattutto adesso che il boom dell’intelligenza artificiale ha fatto lievitare i prezzi delle memorie in tutto il comparto dell’elettronica di consumo. Un telefono che cade a terra nel momento sbagliato può trasformarsi in una decisione finanziaria più complicata del previsto, perché ormai parecchi top di gamma superano abbondantemente i 900 euro e le riparazioni oscillano da meno di 90 euro fino a qualche centinaio, a seconda del modello e di quanto seri siano i danni.
Sulla carta i conti spingerebbero verso la riparazione, quasi sempre. Poi però c’è l’altro piatto della bilancia, quello meno razionale, fatto di fotocamere migliori, batterie che durano di più e funzioni che sui dispositivi vecchi semplicemente non arrivano. I preset Camera Looks personalizzati di Pixel 11 e la registrazione video Dual Capture della gamma iPhone 17 restano esclusiva dell’hardware nuovo, e questo pesa nella scelta.
Ha senso riparare un telefono di tre anni?
La regola pratica è abbastanza semplice. Uno schermo crepato o una batteria ormai stanca valgono l’intervento se il costo resta sotto il 30 percento del valore di mercato attuale del dispositivo e se l’intenzione è tenerlo per almeno un altro anno. Sopra quella soglia il ragionamento economico si sgonfia, e diventa particolarmente sfavorevole quando il telefono è di fascia bassa ma la riparazione costa comunque parecchio.
Molto dipende anche dal tipo di guasto. Una porta di ricarica rotta o una lente della fotocamera scheggiata rientrano tra i problemi minori, quelli che spesso conviene sistemare. I danni da liquidi, invece, appartengono a un’altra categoria e raramente ripagano la spesa. Farsi fare un preventivo in un negozio di elettronica resta il modo più veloce per capire da che parte pende l’ago.
C’è poi il fattore aggiornamenti software, che allunga parecchio la vita utile di un dispositivo riparato. Gran parte degli iPhone ha ricevuto tra 5 e 7 anni di supporto, mentre Samsung, dal debutto della gamma S24, promette 7 anni di aggiornamenti per i flagship delle serie S e Z. Diverso il discorso per i modelli A più economici, fermi a 3 anni. Non tutte le novità arrivano sull’hardware più datato, ma il telefono continua a funzionare e a ricevere patch.
Quando invece è il momento di cambiare
Il segnale più chiaro arriva dalle prestazioni. Quando un telefono diventa lento in modo evidente e la garanzia è ormai scaduta, sostituirlo ha più senso che ripararlo, perché sistemare un display rotto o un danno da acqua non restituisce comunque la fluidità perduta.
Discorso simile per i guasti multipli. Scheda madre andata e telaio piegato insieme fanno schizzare il preventivo verso l’alto, a meno di aver sottoscritto un servizio di protezione come AppleCare+ o Samsung Care+. Vale la pena ricordare che aziende come Apple accettano anche permute di dispositivi non presenti nel proprio catalogo, con valutazioni ovviamente più basse per i telefoni danneggiati. Alcuni rivenditori alzano il valore della permuta in occasione di eventi come il Ringraziamento e il Black Friday, quindi il tempismo può fare la differenza.
Un altro motivo più che valido per cambiare riguarda il cambio di ecosistema. Passare da Android a iPhone, o nella direzione opposta, non è mai stato così indolore, perché entrambe le piattaforme mettono a disposizione strumenti di migrazione dei dati che spostano foto, contatti e informazioni senza troppi grattacapi. Chi invece si è già circondato di accessori e gadget legati a un marchio preciso può semplicemente restare nella famiglia che conosce, comprando un modello della stessa gamma.








