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NASA X-59, superati i 25 voli: addio al boom sonico

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Con l’X-59 la NASA ha superato quota 25 voli di prova, e questo significa che il velivolo pensato per rendere il volo supersonico sopportabile anche sopra le città si sta avvicinando al momento per cui è stato costruito. Non un dettaglio tecnico da poco, perché il vero ostacolo alla velocità non è mai stata la velocità in sé.

Andare più veloci del suono è una faccenda risolta da tantissimo tempo. In ambito militare è la normalità, una routine operativa che non fa notizia da decenni. Il problema, quello serio, è un altro: portare quella tecnologia nel trasporto civile. Farlo sopra la terraferma senza scaricare a terra quel boom sonico violento è stato praticamente impossibile fino a oggi, e proprio per questo l’impiego degli aerei supersonici commerciali è rimasto compresso per decenni.

Non eliminare le onde d’urto, ma addomesticarle

Qui sta il punto più interessante del progetto, e vale la pena chiarirlo subito perché spesso viene raccontato male. Nessuno sta cercando di cancellare le onde d’urto, che a velocità supersoniche sono semplicemente inevitabili. Fanno parte della fisica del volo oltre la barriera del suono, e non c’è ingegneria che possa farle sparire.

L’obiettivo è diverso e più sottile: cambiare il modo in cui quelle onde arrivano al suolo. Distribuirle, ammorbidirle, evitare che si sommino in un unico fronte compatto capace di far tremare i vetri. Il risultato atteso non è il silenzio assoluto, ma un rumore molto più tollerabile, un tonfo attutito al posto del classico boato che tutti associano al passaggio di un jet supersonico.

Per ottenerlo, la forma dell’aereo conta più di qualsiasi altra cosa. La NASA ha disegnato un velivolo dalle proporzioni insolite, con quel muso lunghissimo che è diventato la sua firma visiva. Non è una scelta estetica né un vezzo da concept, è la parte centrale del progetto: allungare e sagomare il profilo serve a spezzare la formazione dell’onda d’urto principale, impedendo che si compatti prima di raggiungere il terreno.

Venticinque voli e il test che conta davvero

I voli di prova accumulati finora servono a verificare che l’aeroplano faccia quello che deve fare, in condizioni reali e non solo nelle simulazioni. Un programma sperimentale di questo tipo procede per gradi, con campagne progressive che ampliano poco a poco l’inviluppo di volo e raccolgono dati a ogni passaggio.

Superata la soglia dei 25 voli, il progetto entra nella fase che tutti aspettavano. Perché l’X-59 non è stato costruito per volare e basta, ma per dimostrare una tesi precisa: che si possa attraversare il cielo sopra aree abitate a velocità supersonica senza generare quel disturbo acustico che ha bloccato l’intera categoria.

Se la dimostrazione funziona, cambia il quadro normativo con cui l’industria dovrà fare i conti. Le limitazioni al volo supersonico sopra la terraferma nascono proprio dal rumore, non da altro, e un aereo capace di ridurre quel rumore a un livello accettabile toglie l’argomento principale a chi quelle regole le ha scritte.

Di progetti che vogliono riportare in auge questo modo di volare ne esistono diversi, alcuni ancora sulla carta, altri più avanti. Quello della NASA resta il più avanzato, ed è anche l’unico che sta portando in aria un dimostratore vero, con dati raccolti volo dopo volo. Il prossimo passo è la prova acustica sul campo, quella per cui il velivolo con il muso lungo è stato messo insieme.

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