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iPhone 18 Pro, il chip A20 Pro punta alle prestazioni dell’M4

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Il chip A20 Pro destinato a iPhone 18 Pro è finito sotto la lente prima ancora di essere annunciato ufficialmente, e il quadro che emerge parla di un salto grafico fuori scala rispetto alla generazione precedente. Nelle ultime settimane le indiscrezioni si erano limitate a numeri generici sulle prestazioni, senza mai entrare nel merito di come fosse organizzato il silicio al suo interno. Ora invece su Weibo è comparso un tentativo di ricostruzione della piantina del processore, ricavata osservando la disposizione dei punti di saldatura. E il risultato racconta di una GPU a sette core e di un’interfaccia di memoria decisamente più larga.

iPhone 18 Pro: cosa dice il diagramma finito online

Sul fronte CPU, stando a questa ricostruzione, non cambierebbe granché rispetto ad A19 Pro. Due core dedicati alle prestazioni e quattro all’efficienza, esattamente come prima. La differenza sta nella cache: i core di efficienza passerebbero da 6 MB a 8 MB, mentre quelli ad alte prestazioni resterebbero fermi ai 16 MB di cache L2 già noti. Sulla cache di sistema condivisa invece regna ancora il buio, anche se chi ha diffuso il diagramma ritiene poco plausibile una riduzione, considerato che il chip dovrebbe portarsi dietro anche un nuovo processore d’immagine e un Neural Engine aggiornato.

Il vero protagonista però è il comparto grafico. Sette core contro i sei di A19 Pro significano un incremento di circa 16%, che da solo non sembrerebbe clamoroso. Solo che accanto arriva l’altra novità pesante del diagramma, cioè l’interfaccia di memoria LPDDR5x che salirebbe da 64 a 96 bit, ovvero 50% di banda passante in più. Dato che le prestazioni grafiche tendono a scalare proprio con la banda disponibile, l’effetto reale potrebbe risultare molto più marcato di quanto suggerisca il singolo core aggiuntivo.

I 2 nanometri e il confronto con M4

C’è poi il capitolo processo produttivo. Una settimana fa Apple ha presentato il suo primo processore a 2 nanometri, il chip M6, e il prossimo della lista è appunto A20 Pro. Le indiscrezioni circolate in precedenza parlavano di un guadagno di 18% in velocità rispetto al predecessore e di 30% in efficienza energetica, numeri che tornano abbastanza bene guardando proprio al precedente di M6. Sommando tutto, quindi core grafico extra, banda di memoria più generosa, cache maggiorata e nuovo nodo produttivo, il risultato si avvicinerebbe parecchio alle prestazioni del chip M4.

Un salto di questo tipo non capita spesso, e non è nemmeno gratuito. Il motivo è che quest’anno A20 Pro non deve dimostrare qualcosa soltanto dentro uno smartphone.

Perché serve tutta questa potenza

Fino a poco tempo fa un processore della serie A aveva un obiettivo chiaro, spingere al massimo dentro un iPhone e fermarsi lì. Le cose sono cambiate con l’arrivo di MacBook Neo, che già dalla prima generazione ha adottato direttamente i chip della famiglia A al posto dei più muscolari M. La seconda generazione arriverà l’anno prossimo con A19 Pro, la terza è già indirizzata verso A20 Pro. Il che significa che il chip non deve solo reggere bene in un telefono, deve anche sostenere macOS su un computer vero e proprio.

A questa richiesta se ne aggiunge un’altra, quella dell’iPhone pieghevole che verrà presentato insieme a iPhone 18 Pro. Il suo schermo più ampio si comporterà in modo simile a quello di un iPad, e questo vuol dire muovere una quantità di pixel decisamente superiore. Con due fronti aperti contemporaneamente, i sette core grafici e la memoria potenziata smettono di sembrare un vezzo tecnico e diventano piuttosto una condizione necessaria.

Mancano ormai pochi giorni alla presentazione ufficiale, quando iPhone 18 Pro verrà mostrato dal vivo e le specifiche del suo processore usciranno finalmente dal territorio delle ricostruzioni fatte contando i punti di saldatura. La settimana prossima si saprà se A20 Pro regge davvero il peso delle aspettative accumulate.

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