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Tenere la smart TV in standby non è affatto lo spreco che molti immaginano, anzi, in diversi casi è proprio quello che serve al televisore per restare in salute. Premendo il tasto di accensione sul telecomando, infatti, l’apparecchio non si spegne davvero: entra in una sorta di sonno profondo, continua ad assorbire una quantità minima di corrente e in cambio si riaccende in pochi istanti. Dietro quello schermo nero, però, succedono parecchie cose.
La domanda che si pongono in tanti è semplice: conviene staccare la spina a fine serata oppure lasciare tutto com’è? Entrambe le scelte hanno una loro logica, ma la modalità standby porta con sé alcuni vantaggi concreti che vale la pena conoscere prima di mettersi a inseguire prese e ciabatte dietro il mobile del soggiorno.
Perché lo standby fa comodo più di quanto sembri
Il primo motivo è banale ma pesa nel quotidiano. Spegnere completamente il televisore significa aspettare un paio di minuti, a volte di più, alla successiva accensione. I modelli recenti montano veri e propri sistemi operativi come WebOS di LG, Google TV, Fire TV OS di Amazon e Roku OS, e avviarli richiede più o meno lo stesso tempo di un telefono. Anzi, spesso di più, perché processori e memorie installati su una smart TV sono in genere meno performanti di quelli di uno smartphone di fascia alta. C’è poi la questione degli aggiornamenti. Con il televisore in standby il software può aggiornarsi in sottofondo, senza che nessuno se ne accorga. Sembra un dettaglio, ma la differenza si nota quando ci si siede sul divano e tocca aspettare che il sistema finisca di installare una nuova versione prima di poter guardare qualcosa. Lo stesso vale per le app di streaming come Netflix e YouTube, che ricevono aggiornamenti frequenti e li completano volentieri mentre lo schermo è spento.
Il capitolo più delicato riguarda i TV OLED. Su questi pannelli lo standby non è una comodità, è una funzione tecnica. Quando si preme il tasto di spegnimento, spesso parte il cosiddetto ciclo di compensazione automatica, il pixel refresh, pensato per ridurre il rischio di ritenzione dell’immagine e di burn in. Che poi è uno dei limiti storici della tecnologia OLED, tanto che i produttori hanno progettato queste routine di manutenzione proprio per farle girare a schermo spento. Staccare la corrente subito dopo aver finito di guardare la partita impedisce al processo di completarsi, e interromperlo di continuo può portare nel tempo a un’usura irregolare del pannello o appunto al burn in.
Quanto consuma davvero e quando invece conviene spegnere
Sul fronte dei consumi le cifre rassicurano. Negli Stati Uniti i televisori certificati ENERGY STAR non possono superare un watt in standby, connessione di rete inclusa, e diverse aree del mondo hanno adottato questa stessa soglia nell’ambito della One Watt Initiative. Un watt assorbito per un anno intero equivale a circa 9 KWh, tradotto in bolletta si parla di poco più di un euro. Ovviamente il conto cambia dove l’energia costa di più: in California, per fare un esempio, la famiglia media paga il doppio rispetto alla media nazionale statunitense.
Discorso diverso se si parte per un lungo periodo. In quel caso staccare la spina resta il modo più semplice per non lasciare acceso nulla, nemmeno quel filo di corrente. Esistono comunque buoni motivi per riavviare il televisore ogni tanto. Un riavvio libera la memoria dai processi rimasti in sottofondo e può cambiare parecchio in termini di reattività. Se il menu risponde a rilento, se i cambi di app sembrano appiccicosi, la soluzione è spesso proprio quella. Meglio però consultare il manuale per capire come farlo nel modo corretto, perché strappare il cavo di colpo rischia di interrompere le attività di manutenzione in corso. Su diversi modelli basta tenere premuto il tasto di accensione sul telecomando per far comparire un menu con le opzioni di spegnimento e riavvio.
Fonte: TecnoAndroid








