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I costruttori cinesi hanno ormai imparato a realizzare robot umanoidi capaci di correre, ballare e perfino praticare il tai chi. Quando però si tratta di farli lavorare davvero dentro una fabbrica europea, la domanda arriva a Modena, negli uffici di Sir Robotics. L’integratore emiliano è diventato un ponte tra Italia e Cina, e uno dei primi banchi di prova per queste macchine potrebbe essere la gestione dei pacchi dell’ecommerce.
La storia di Sir parte nel 1984, quando l’ingegner Luciano Passoni fonda l’azienda. In quarant’anni sono usciti dai suoi capannoni oltre 4mila impianti, dalla singola cella con un robot fino a linee lunghe 200 metri con 50 robot, destinati a clienti come Ferrari, Porsche e Mercedes. Oggi alla guida c’è il figlio Davide. La società conta 115 persone in Italia, una sede commerciale e di assistenza negli Stati Uniti e uno stabilimento in Cina che produce soltanto per il mercato locale.
Il legame con Wolong e il ruolo di Agibot
Dal 2015 la maggioranza dell’azienda modenese appartiene a Wolong, colosso cinese dei motori elettrici che l’ha rilevata da Siti B&T di Formigine. Finora la proprietà ha lasciato piena libertà sulle strategie. Wolong è anche azionista e fornitore di Agibot, uno dei principali produttori di umanoidi, e proprio attraverso questo canale Sir importa i robot e li adatta al mercato europeo, cominciando dalle normative.
Il flusso però viaggia in entrambe le direzioni. Dalla Cina arrivano quasi ogni giorno richieste di consulenza, perché l’hardware è molto avanzato ma manca l’esperienza sul campo. Succede ad esempio che i protocolli anticollisione impediscano ai due bracci dello stesso robot di avvicinarsi tra loro. Modena porta in dote il proprio know how e una regola precisa: l’umanoide va impiegato soltanto dove oggi non c’è già una macchina.
Il motivo è piuttosto concreto. Il robot industriale resta più veloce, più preciso e in grado di sollevare carichi maggiori, e soprattutto è già pronto per quel tipo di lavoro. Mettere un umanoide a caricare una macchina utensile vorrebbe dire ripetere l’errore già commesso con i cobot. Anche nei casi in cui potrebbe funzionare, oggi contano parecchio i tempi ciclo e i costi. Per gestire i resi di Zara, per esempio, l’azienda ha puntato sui cobot, che grazie alla visione artificiale e all’intelligenza artificiale separano uno per uno i capi restituiti, spesso stropicciati o appallottolati.
Dai pacchi dell’ecommerce alla logistica di fabbrica
Il terreno su cui gli umanoidi verranno messi alla prova sarà quello delle spedizioni online, con un robot incaricato di preparare i pacchi. Rispetto a una persona è più lento, ma resta pur sempre una macchina. Come spiega Tommaso Gualtieri, responsabile dei robot umanoidi di Sir, se in una confezione vanno inseriti cinque pezzi non ne finiranno mai sei né quattro.
Accanto all’ecommerce c’è poi la logistica interna. Si parla della preparazione dei pallet a fine linea, del prelievo notturno in magazzino dei componenti necessari alla produzione del giorno successivo e del giro di controllo delle macchine in officina, dove un singolo operatore arriva a seguire fino a venti postazioni.
Rimane aperta la questione delle norme. Le regole attuali sono pensate per robot chiusi in una gabbia, reale o virtuale, mentre l’umanoide nasce per muoversi in ambienti non strutturati. Senza una disciplina specifica, Sir lo tratta come un robot tradizionale e per metterlo subito al lavoro combina la programmazione classica con l’intelligenza artificiale. Il team dedicato conta tre persone in Italia, con altre due in arrivo, e otto in Cina.
Fonte: TecnoAndroid








