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Siccità in Italia: potrebbe costare fino a 74 miliardi di euro

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Una siccità estrema potrebbe costare all’Italia fino a 74 miliardi di euro, e non parliamo di una previsione buttata lì tanto per allarmare. È il numero che emerge da uno studio firmato CMCC e Politecnico di Milano, due realtà che di clima e di modelli economici se ne intendono parecchio. Il punto di partenza è semplice quanto scomodo: la mancanza d’acqua non presenta il conto solo quando i campi si seccano, ma continua a farsi sentire molto tempo dopo.

Il ragionamento degli esperti prende in prestito un episodio già vissuto, il quadriennio di siccità che ha colpito il Paese tra il 2015 e il 2018. Quello che si sono chiesti i ricercatori è cosa succederebbe se un evento del genere si ripetesse oggi, o meglio in un futuro non troppo lontano, con un pianeta più caldo di 2°C rispetto ai livelli di riferimento. La risposta, purtroppo, non è confortante.

Effetti che durano anni, non stagioni

L’aspetto più interessante dello studio è proprio questo: una siccità non si chiude nel momento in cui torna a piovere. Anche quando i raccolti vengono in qualche modo messi in salvo, le ricadute sull’economia si trascinano per anni. Non è solo l’agricoltura a rimetterci, anche se resta il settore più esposto. Ci sono conseguenze a catena che toccano diversi comparti e che, sommate nel tempo, gonfiano il conto finale fino a quella cifra da 74 miliardi.

In un contesto di riscaldamento globale più marcato, gli effetti economici della carenza d’acqua diventano insomma molto più pesanti di quanto si potrebbe pensare guardando solo alla stagione in corso. È la logica del danno che si accumula, invisibile all’inizio e poi difficile da riassorbire.

Il valore di una ricerca come quella condotta da CMCC e dal Politecnico di Milano sta nel mettere numeri concreti su un fenomeno che spesso viene percepito come astratto o lontano. Il clima più caldo non è una minaccia solo per l’ambiente, ma incide direttamente sul portafoglio del Paese, con cifre che superano ampiamente l’immaginazione comune. E il fatto di aver preso come modello un episodio realmente accaduto rende la stima ancora più credibile, perché non si basa su scenari inventati ma su qualcosa che l’Italia ha già attraversato pochi anni fa.

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