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Droni attaccati: ecco come funziona SHIELD per la difesa
Il sistema si distingue per la sua capacità di monitorare l’intero ecosistema del drone: dal software all’hardware, fino alle componenti fisiche. Attraverso un’analisi costante dei parametri di funzionamento, SHIELD è in grado di individuare comportamenti anomali. I quali possono indicare la presenza di intrusioni. Come, ad esempio, variazioni nei livelli di batteria o un uso anomalo del processore. Quando il sistema rileva un’anomalia, attiva automaticamente un protocollo di risposta che identifica la minaccia e applica la strategia di recupero più appropriata. Consentendo così al drone di mantenere il controllo e completare la missione in sicurezza.
Alla base del progetto vi è l’utilizzo di modelli di machine learning addestrati per riconoscere le “firme digitali” lasciate da diverse tipologie di attacco. I test condotti dal team hanno mostrato risultati significativi: SHIELD impiega in media 0,21 secondi per rilevare l’intrusione e 0,36 secondi per avviare il recupero. La presentazione di SHIELD apre uno scenario più ampio riguardo il futuro del settore. In un mondo in cui i droni svolgono un ruolo crescente, la sicurezza informatica non è più un aspetto accessorio, ma una condizione essenziale.










