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Nuove regole per i chip compiscono Intel e Samsung
La decisione è un passaggio che rischia di pesare sull’equilibrio dell’intera industria. Samsung e SK hynix, che hanno fatto della Cina una base produttiva cruciale per la memoria destinata ai mercati internazionali, potrebbero subire rallentamenti significativi. Anche per Intel, che a Dalian gestisce un impianto strategico, il cambio di regole implicherà costi aggiuntivi e minore prevedibilità nei tempi di consegna.
Le conseguenze non si fermano qui. L’impatto è destinato a colpire anche le aziende americane che producono le apparecchiature necessarie alla fabbricazione dei chip. Colossi come Applied Materials, Lam Research e KLA Corp. dovranno probabilmente fare i conti con una riduzione delle vendite in Cina. Mercato che negli ultimi anni ha rappresentato una parte sostanziosa delle loro entrate.
Il quadro, però, va letto anche alla luce delle mosse interne degli Stati Uniti. Washington non si limita a frenare l’espansione tecnologica di Pechino, ma sta investendo massicciamente per costruire un’industria nazionale dei chip più solida. Emblematico, in tal senso, è l’ingresso diretto nel capitale di Intel. Il governo ha versato circa 8,9 miliardi di euro, ottenendo una quota pari al 10% dell’azienda simbolo della Silicon Valley. È un investimento finanziato grazie al CHIPS and Science Act. Non resta che attendere per scoprire come le nuove dinamiche cambieranno il settore dei chip.










