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I nodi tecnici sui chip a 2nm di Samsung sembrano finalmente risolti, ma la partnership con Qualcomm resta appesa a un filo per una ragione molto più prosaica. Nessuno dei due riesce a mettersi d’accordo sul prezzo. La notizia arriva in un momento già complicato per l’azienda di San Diego, che fa i conti con un business dei processori in frenata a causa della crisi delle memorie DRAM e che, intanto, dovrà versare a TSMC una cifra considerevole per utilizzare la litografia a 2 nanometri destinata a Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro e Snapdragon 8 Elite Gen 6.
L’idea di affiancare un secondo fornitore era proprio quella di tagliare i costi. Sulla carta funziona, nella pratica un po’ meno. Perché il colosso coreano, dopo anni passati a inseguire rese produttive accettabili, ora che ci è arrivato non ha alcuna intenzione di svendere la sua capacità produttiva.
Samsung 2nm: le rese non sono più il problema, il listino sì
In passato Qualcomm si era legata in esclusiva a TSMC senza poter percorrere la strada del dual sourcing, e il motivo era sempre lo stesso: le rese di Samsung Foundry non erano all’altezza. Adesso lo scenario è diverso. Gli ostacoli tecnici sui nodi SF2 e SF2P a 2 nanometri sarebbero stati superati, il che significa che la produzione di massa per clienti esterni è diventata commercialmente sostenibile. Exynos 2700 ne è la dimostrazione più concreta.
Il guaio è un altro. Samsung ha alzato del 15 percento i prezzi dei servizi di produzione avanzata, spinta da una domanda eccezionalmente alta, e con quel listino in mano la trattativa con Qualcomm si è arenata. Difficile dare torto a nessuno dei due, a dirla tutta: la litografia di ultima generazione costa un patrimonio, e gli impianti necessari, a partire dai macchinari High NA EUV che arrivano dall’olandese ASML, hanno cifre che fanno impallidire qualunque budget.
Qualcomm chiede uno sconto. Samsung non sembra disposta a concederlo, e la motivazione riferita da chi conosce il dossier è piuttosto lineare: i volumi di produzione richiesti non sono abbastanza alti da giustificare un trattamento di favore. Senza quantità, niente riduzioni.
Perché i volumi sono così bassi
Qui entra in gioco il contesto più ampio. La domanda per i SoC a 2nm di Qualcomm sarebbe più contenuta del previsto proprio a causa della carenza di memorie che sta stringendo l’intero settore. I clienti dell’azienda americana avrebbero rallentato l’adozione di Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro e Snapdragon 8 Elite Gen 6 per contenere la spesa su componenti DRAM e NAND flash, che continuano a rincarare. Meno ordini, meno potere contrattuale, meno margine per ottenere prezzi migliori.
C’era già stata indiscrezione su una gamma di processori particolarmente affollata per quest’anno e per il prossimo, con SoC a 2 nanometri e a 3 nanometri che convivranno nello stesso listino. Una scelta che, vista così, assume un senso preciso: se i chip più avanzati vengono adottati in quantità ridotte, conviene mantenere in vita soluzioni come Snapdragon 8 Elite Gen 5 e proporle a prezzi più aggressivi, così da non perdere fatturato.
Anche ipotizzando che un’intesa arrivi, i tempi non sarebbero brevi. Servirebbero diversi mesi per trasformare un accordo di principio in un contratto vincolante, e nel frattempo TSMC ha già incassato l’ordine iniziale. Lo scenario più realistico è quindi quello di una Samsung tenuta in panchina, pronta a entrare in campo come alternativa di riserva più che come partner primario.
Va detto che la ricostruzione non è verificabile in modo indipendente, e non si può escludere del tutto che siano state ancora le rese produttive insufficienti a bloccare l’accordo, piuttosto che una divergenza sul prezzo. Dettagli da prendere con la giusta cautela, insomma, in attesa di capire davvero come sia andata la trattativa tra le due aziende.








