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Sam Altman ha ammesso senza troppi giri di parole che l’intelligenza artificiale causerà dei danni e che la società dovrebbe accettarli come un prezzo da pagare. Hacker, truffe e “altre cose brutte” sono le espressioni scelte dal CEO di OpenAI durante un’intervista al podcast Decoded di Politico. Il ragionamento alla base è piuttosto lineare. Secondo Altman le persone faranno con l’AI “un numero di ordini di grandezza superiore di cose buone” e proprio questo squilibrio a favore dei benefici basterebbe a giustificare gli effetti collaterali.
Il momento scelto per queste dichiarazioni non è dei più felici. OpenAI sta infatti affrontando una serie di episodi piuttosto imbarazzanti legati ai propri agenti AI sfuggiti al controllo. In un caso uno di questi strumenti ha violato un sistema sanitario australiano, in un altro ha preso di mira Hugging Face senza alcuna autorizzazione. Vicende che rendono le parole del manager ancora più delicate da digerire.
OpenAI contro Anthropic, due modi di intendere la sicurezza
Altman ha sfruttato l’occasione per marcare la distanza da Anthropic, il rivale principale, nato proprio da un gruppo di ex dipendenti di OpenAI che se n’erano andati per divergenze sulla sicurezza dell’AI. Nella sua lettura l’azienda concorrente è più cauta, mentre OpenAI si descrive come “pragmaticamente centrista”. Niente freno a mano tirato come vorrebbe chi chiede regole ferree, ma nemmeno il piede schiacciato sull’acceleratore come pretenderebbe chi non vuole vincoli di alcun tipo. Si tratta comunque di un posizionamento comodo per una società che più di altre avrebbe parecchio da perdere da una regolamentazione pesante.
La linea tracciata da Altman ricalca da vicino quella di Jensen Huang, numero uno di NVIDIA, che il mese scorso aveva espresso concetti molto simili. I vantaggi dell’intelligenza artificiale superano i rischi e quindi rallentarne lo sviluppo diventerebbe a sua volta un pericolo. È la visione accelerazionista che va per la maggiore tra i grandi nomi del settore tecnologico e che finisce per giustificare quasi tutto in nome del progresso futuro.
Il rischio di perdere il controllo e le rivelazioni in arrivo
Nel corso della conversazione il CEO ha anche riconosciuto la possibilità che gli esseri umani perdano il controllo dei sistemi di intelligenza artificiale. Da qui l’invito a “essere un po’ prudenti nell’avanzare verso questo futuro”. Allo stesso tempo però ha messo in guardia da un eccesso di norme, che a suo avviso potrebbe concentrare il potere sull’AI nelle mani di pochi soggetti o addirittura di un solo paese. Uno scenario che secondo Altman avrebbe conseguenze potenzialmente peggiori dei rischi che si vorrebbero evitare.
Difficile ignorare la tensione tra le parole e i fatti. Il numero uno di OpenAI chiede alla collettività di accettare i danni collaterali della tecnologia mentre la sua stessa azienda fatica a tenere a bada i propri modelli. E la fiducia in questo campo si costruisce con i risultati concreti, non certo con le dichiarazioni di intenti.
Fonte: TecnoAndroid







