Vai al contenuto
Offerte

Robotaxi, decine di infortuni per i collaudatori di Waymo e Zoox

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

I robotaxi promettono strade più sicure, e i dati sulla riduzione degli incidenti in effetti vanno in quella direzione, ma qualcuno il conto lo sta pagando davvero: sono i collaudatori, quelle persone che stanno sedute a bordo dei veicoli autonomi durante le fasi di prova. Decine di infortuni registrati negli ultimi due anni, alcuni abbastanza gravi da tenere lontano dal lavoro per mesi. Un aspetto poco raccontato di una tecnologia che viene presentata quasi sempre dal lato del passeggero.

I numeri arrivano dall’Occupational Safety and Health Administration, l’agenzia federale statunitense che vigila su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Riguardano due nomi tra i più pesanti del settore: Waymo, la divisione di Alphabet dedicata alla guida autonoma, e Zoox, che appartiene ad Amazon. Nel corso del 2024 e del 2025 gli infortuni segnalati sono stati più di due dozzine.

Frenate improvvise e traumi fisici, il costo umano dei test

La dinamica ricorrente è quasi sempre la stessa. Frenate brusche decise dal computer di bordo, movimenti inattesi del veicolo, manovre che il corpo umano non riesce ad anticipare perché non è la persona a guidare. Da lì i traumi, in diversi casi seri, con periodi di assenza dal lavoro lunghi mesi. I test driver non sono passeggeri qualsiasi: stanno lì proprio per intervenire quando il software sbaglia, e finiscono per assorbire fisicamente gli errori del sistema. C’è poi un problema di trasparenza. Waymo e Zoox comunicano gli incidenti alle autorità competenti, quindi i loro numeri si vedono. Altre aziende concorrenti potrebbero invece essere esentate dagli obblighi di comunicazione previsti dall’Osha, il che significa che la fotografia complessiva è probabilmente incompleta. Difficile immaginare che i collaudatori delle altre società non affrontino rischi simili.

In Italia i robotaxi restano sulla carta

Sul fronte italiano il ritardo rispetto ad altri Paesi europei è evidente, perché altrove i passeggeri già salgono a bordo mentre nella Penisola nessun veicolo completamente autonomo è stato finora omologato per l’uso ordinario, al di fuori delle fasi sperimentali. Roma ha messo nel mirino la sperimentazione di autobus e taxi a guida autonoma entro tre anni, con il Campidoglio alla ricerca di partner industriali e l’obiettivo di lavorare su veicoli di livello 4. Mancano però ancora interventi normativi e infrastrutturali, che non sono dettagli secondari. Un passo concreto c’è stato alla fine del mese di luglio, quando il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha autorizzato la startup italiana Niulinx a effettuare test di guida autonoma. Il tutto dentro un quadro europeo in cui 18 Paesi stanno provando ad armonizzare le sperimentazioni, evitando che ogni Stato vada per conto proprio con regole diverse.

L’Europa si muove, sempre con una persona al volante

Negli Stati Uniti l’espansione dei robotaxi procede, tra polemiche che arrivano fino ai tavoli della politica. Ma il settore non è più affare esclusivo di Cina e Stati Uniti, perché in Europa i primi servizi commerciali stanno comparendo. Con una precisazione importante: al posto di guida siede un operatore autorizzato, pronto a prendere il controllo se serve. Zagabria ha aperto la strada, e oltre alla capitale croata i robotaxi arriveranno in altre quattro città ancora da definire.

Londra è diventata il vero laboratorio europeo. Waymo ci sta impiegando 100 vetture in fase di test, con una persona al posto di guida e nessun cliente a bordo, in attesa delle autorizzazioni necessarie per trasportare passeggeri. Nell’elenco degli operatori che hanno manifestato interesse per i servizi autonomi l’amministrazione londinese ha messo anche Uber, Wayve, Baidu e Lyft.

Altrove il lavoro procede in parallelo. Amburgo, Madrid, Monaco di Baviera e Zurigo stanno sperimentando o preparando servizi di guida autonoma di livello 4, cioè veicoli in grado di svolgere tutte le operazioni di guida senza intervento umano, ma soltanto in aree e situazioni definite e controllate. Non una libertà totale, quindi, bensì un perimetro preciso dentro il quale la macchina se la cava da sola.

Condividi:
111 Condivisioni