I robot umanoidi stanno iniziando a farsi largo dove fino a poco tempo fa nessuno se li aspettava, cioè tra i telai e le macchine da cucire delle fabbriche di abbigliamento. Il settore tessile negli ultimi anni è cambiato parecchio, al punto da guardare con crescente interesse a macchine più performanti e con maggiore autonomia. E il motivo è abbastanza semplice da capire.
Tutto parte dalle richieste dei clienti, che oggi vogliono collezioni sempre più frequenti, produzioni su misura e tempi di consegna ridotti. Dall’altra parte ci sono le aziende, che devono fare i conti con costi in salita e con una difficoltà sempre maggiore nel trovare personale disposto a occuparsi delle mansioni più ripetitive. Un incastro complicato, che spinge a cercare soluzioni nuove.
Non sostituzione, ma supporto
Ed è qui che entrano in scena i robot umanoidi, che cominciano a trovare uno spazio concreto lungo le linee produttive. Il messaggio rivolto ai lavoratori, come spesso accade in questi casi, prova a essere rassicurante. Niente paura, dicono, non sono qui per rubare il posto a nessuno, ma per dare una mano.
L’idea di fondo è chiara. Alle macchine vengono affidati i compiti più monotoni e faticosi, quelli che nessuno ama e che pesano sul fisico. Alle persone restano invece le attività che richiedono controllo, esperienza sul campo e capacità di prendere decisioni. In pratica una divisione dei ruoli dove l’automazione si occupa della fatica e l’essere umano della testa.
L’ordine da 2.000 unità di Jack Technology
A dare corpo a tutto questo ci ha pensato Jack Technology, produttore cinese di macchine industriali per il cucito. L’azienda ha annunciato un ordine di ben 2.000 robot umanoidi, pensati proprio per lavorare all’interno delle fabbriche di abbigliamento. Un numero non da poco, che dà l’idea di quanto la cosa venga presa sul serio.
Il progetto vede la collaborazione con Siemens, colosso che porta in dote competenze industriali di primissimo piano. Una combinazione che unisce chi conosce a fondo il mondo del cucito e chi sa come far funzionare l’automazione su larga scala. Difficile immaginare un abbinamento più mirato per un banco di prova di questo tipo.
Resta da capire come questi robot si comporteranno davvero sul campo, tra ritmi produttivi serrati e la delicatezza tipica della lavorazione dei tessuti. Ma il segnale è arrivato forte e chiaro, e riguarda un comparto che finora sembrava lontanissimo da questo genere di rivoluzione. Il tessile, insomma, si prepara a convivere con una nuova generazione di colleghi meccanici.


