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Restano nell’ambiente, si accumulano, entrano nelle catene alimentari: le sostanze chimiche vietate in Europa vent’anni fa non hanno mai davvero smesso di circolare. Lo dice uno studio pubblicato su ScienceDirect, che ha messo insieme i dati raccolti in mezzo continente e ha trovato tracce di ritardanti di fiamma tossici praticamente ovunque, dai sedimenti dei fiumi ai terreni agricoli, fino agli ambienti chiusi in cui si passa la maggior parte della giornata. Composti messi al bando perché considerati pericolosi per la salute umana, eppure ancora misurabili.
Il lavoro dei ricercatori ha incrociato rilevazioni su più comparti ambientali: aria, acqua, sedimenti, suoli, neve e firn, fanghi. Un approccio che serve a capire non solo dove si trovano queste molecole, ma soprattutto dove si fermano. Perché il punto è tutto lì. Alcuni ambienti fanno da corridoio, altri si comportano come magazzini a lungo termine.
Dove si nascondono i ritardanti di fiamma
L’acqua, secondo lo studio, mostra concentrazioni generalmente più basse e soprattutto transitorie. Passa, diluisce, sposta. Discorso diverso per sedimenti, fanghi e certi tipi di suolo, che nel rapporto vengono descritti come i principali serbatoi. Lì i composti tossici si depositano e restano, anche per decenni, senza che nessuno se ne accorga finché non si va a cercarli con analisi mirate.
La geografia della contaminazione segue una logica abbastanza prevedibile. I livelli più alti si concentrano attorno alle aree urbane e industriali, nei siti contaminati da acque reflue e negli impianti di smaltimento dei rifiuti. Ma la parte interessante riguarda i luoghi lontani da tutto questo. Siti alpini, artici, zone considerate di fondo: anche lì i ricercatori hanno trovato una contaminazione inferiore, sì, ma comunque misurabile. Segno che il trasporto a lungo raggio funziona eccome, e che la persistenza di queste molecole le porta ben oltre i confini di chi le ha prodotte o utilizzate.
C’è anche una buona notizia, per quanto parziale. Diversi studi hanno registrato tendenze al ribasso, in particolare nell’aria e nel suolo. Le restrizioni normative europee, insomma, un effetto lo hanno avuto. Il problema è che il rilevamento continua, e la spiegazione sta nei materiali preesistenti, nei prodotti riciclati, nei serbatoi già contaminati e nei flussi di rifiuti che rimettono in circolo ciò che si pensava archiviato.
Inquinanti del passato o problema attuale
Sul punto i ricercatori sono stati piuttosto netti. Nonostante i controlli normativi, questi composti rimangono rilevanti dal punto di vista ambientale in tutta Europa. La loro presenza nei diversi comparti e il rilascio costante da fonti già esistenti rendono necessario, si legge nel rapporto, un monitoraggio multimatrice armonizzato, insieme a una migliore rendicontazione sul controllo e sulla garanzia della qualità dei dati. Tradotto: servono metodi comuni e confrontabili, altrimenti si continua a misurare senza capire davvero l’entità del fenomeno.
Khaled Abass, tossicologo ambientale dell’Università di Sharjah negli Emirati Arabi Uniti e autore principale dello studio, ha riconosciuto i progressi fatti dal continente. “L’Europa ha compiuto notevoli progressi nel controllo di queste sostanze”, ha dichiarato. “Tuttavia, i dati sulla contaminazione dimostrano che le decisioni chimiche del passato continuano a influenzare l’esposizione presente e futura.”
E poi la frase che riassume meglio di tutte il senso della ricerca: secondo Abass non si tratta semplicemente di inquinanti del passato, ma di sostanze chimiche residue con una presenza ambientale attiva. Una differenza sostanziale, perché sposta il problema dal registro storico a quello quotidiano.
Il bioaccumulo resta il nodo più delicato. Quando molecole di questo tipo entrano nelle catene alimentari tendono a concentrarsi salendo di livello, e la loro comparsa negli ambienti indoor completa un quadro in cui l’esposizione non dipende dal vivere vicino a un impianto industriale. Il divieto, da solo, non ha cancellato quello che era già stato immesso nell’ambiente e nei prodotti in circolazione.








