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Ryanair taglia i voli invernali e alza i prezzi dei biglietti

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Ryanair è la prima grande compagnia a mettere nero su bianco quello che nel settore aereo si mormorava da mesi, ovvero che il caro carburante finirà per pesare sui voli e sui biglietti. La compagnia irlandese ha annunciato una sferzata al proprio programma invernale, con meno passeggeri trasportati e tariffe destinate a salire in modo evidente. Un cambio di rotta che arriva dopo un lungo periodo in cui il trasporto aereo era rimasto sostanzialmente immune agli effetti della crisi energetica, nonostante gli allarmi lanciati più volte dai vettori sulla scarsità di jet fuel.

Il punto di svolta è arrivato quando il prezzo del carburante ha toccato quota EUR 121 al barile, circa 120 euro. A quel livello, spiegano dalla compagnia, tenere in piedi tutti i collegamenti programmati non ha più senso dal punto di vista economico. Da qui la decisione di ridurre il volume di traffico previsto per l’anno fiscale 2027, quello che va da aprile 2026 a marzo 2027, passando da 216 a 214 milioni di passeggeri.

Tariffe in salita e collegamenti che spariscono dal calendario

Due milioni di passeggeri in meno possono sembrare una limatura marginale su numeri di quella portata, ma il vero nodo sta altrove. Ryanair ha messo in guardia sul fatto che le tariffe aeree a corto raggio in Europa aumenteranno in modo significativo, proprio per riflettere i prezzi più alti del petrolio. Tradotto, chi vola sulle rotte europee più battute, Italia compresa, dovrà mettere in conto biglietti meno convenienti rispetto a quelli a cui si era abituati negli ultimi anni.

Il taglio dei voli non colpisce tutti gli aeroporti allo stesso modo. La logica di una low cost è nota da sempre, si concentra dove il traffico rende e si alleggerisce dove i margini si assottigliano, quindi il rischio maggiore ricade sui collegamenti secondari e su quelli con riempimenti meno brillanti. La crisi energetica, in questo senso, funziona da acceleratore di scelte che in condizioni normali sarebbero state rimandate.

C’è anche un avvertimento che riguarda il resto del mercato. Sempre secondo la compagnia irlandese, alcuni concorrenti faticheranno a sopravvivere alla prossima stagione invernale. Una previsione poco rassicurante per i vettori più piccoli, che non dispongono della stessa capacità di assorbire i rincari e che rischiano di trovarsi schiacciati tra costi in crescita e domanda sensibile al prezzo.

Numeri record e coperture sul carburante

La cosa curiosa è che tutto questo accade mentre Ryanair viaggia su risultati ottimi. Il mese di agosto si è chiuso con un record di 22,2 milioni di passeggeri trasportati, il 6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Segno che la domanda di viaggio non manca affatto, il problema sta tutto dal lato dei costi operativi. Per proteggersi dalle oscillazioni del mercato la compagnia si è mossa in anticipo, coprendo tramite hedging l’80% del proprio fabbisogno di jet fuel a EUR 58 al barile, ovvero circa 58 euro. Una posizione invidiabile, se paragonata ai valori attuali. Resta però quel 20% scoperto, esposto in pieno alla volatilità dei prezzi, ed è proprio quella fetta a fare la differenza sui conti e a spingere verso la riduzione dei collegamenti.

Il meccanismo, in fondo, è lineare. Finché il carburante costava poco, il modello low cost poteva permettersi di riempire il calendario invernale anche con rotte a redditività modesta, tanto il margine arrivava dai volumi. Con il barile a questi livelli quel margine si assottiglia, e le rotte meno remunerative diventano le prime a saltare. Il tutto in una stagione, quella invernale, che per definizione è la meno generosa in termini di riempimento degli aerei.

Chi ha già prenotato per i prossimi mesi farà bene a tenere d’occhio le comunicazioni della compagnia, perché le riorganizzazioni di questo tipo si traducono quasi sempre in cancellazioni e riprotezioni su altri voli. E per chi deve ancora comprare, l’indicazione arrivata da Dublino è chiara, i prezzi delle rotte europee si muoveranno verso l’alto.

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