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La privacy a scuola torna al centro dell’attenzione proprio mentre la campanella richiama milioni di studenti tra i banchi, e il motivo è semplice: registro elettronico, chat di classe, smartphone sempre in tasca, piattaforme online e strumenti di intelligenza artificiale hanno reso la gestione dei dati personali una faccenda quotidiana, non più un dettaglio burocratico. A fare da bussola c’è il vademecum “La scuola a prova di privacy”, nell’edizione aggiornata al 2025, elaborato dal Garante per la protezione dei dati personali e pensato per dirigenti, insegnanti, studenti e genitori. Dentro ci sono indicazioni concrete, alcune scontate solo in apparenza.
Dal tema in classe ai voti, cosa si può fare davvero
Partiamo dal classico compito in classe. Nessuna violazione della privacy se un insegnante assegna elaborati che toccano il mondo personale o familiare degli alunni. Serve però equilibrio quando gli argomenti sfiorano aspetti delicati della vita privata, perché l’interesse del minore viene prima di tutto e vanno evitate situazioni in cui informazioni personali finiscono esposte davanti a tutta la classe. Sul fronte di voti ed esami, gli esiti degli scrutini si comunicano secondo le modalità già previste dalla normativa scolastica. I voti delle singole materie restano consultabili nell’area riservata del registro elettronico, accessibile allo studente e alla sua famiglia. La pubblicazione online degli esiti resta vietata, e la ragione è pratica oltre che giuridica: quei dati potrebbero restare in rete a tempo indeterminato, con conseguenze sulla riservatezza difficili da riparare.
Capitolo smartphone e tablet. L’uso è vincolato alle limitazioni fissate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e ai regolamenti dei singoli istituti. In ogni caso vale una regola che non ammette scorciatoie: studenti e personale non possono diffondere immagini, audio o video senza aver informato le persone coinvolte e senza il loro consenso. Attenzione particolare quando i contenuti finiscono sui social network o nei sistemi di messaggistica. Anche la registrazione delle lezioni ha confini precisi. È ammessa solo per finalità personali di studio e nel rispetto delle disposizioni dell’istituto. Qualsiasi altro utilizzo o diffusione richiede informazione preventiva e consenso di chi è coinvolto. La videoregistrazione delle dinamiche di classe, invece, non è consentita. Restano garantiti gli strumenti compensativi previsti per studenti con Dsa o altre specifiche esigenze educative.
Intelligenza artificiale, chat di classe e foto dei minori
Sull’intelligenza artificiale il Garante non chiude la porta, anzi. Gli strumenti possono dare una mano all’apprendimento e all’organizzazione scolastica, però servono garanzie adeguate. Le linee guida richiamano il divieto di pratiche particolarmente invasive, come il riconoscimento delle emozioni, e raccomandano di ridurre al minimo il trattamento dei dati personali di studenti e docenti, preferendo dove possibile dati sintetici e soluzioni costruite nel rispetto della privacy.
Le chat di classe meritano un discorso a parte. I gruppi WhatsApp creati da genitori o studenti non fanno parte delle attività istituzionali della scuola, ma restano comunque soggetti alle regole sulla protezione dei dati personali. Tradotto: niente informazioni, foto o video diffusi senza il consenso degli interessati. Per le comunicazioni ufficiali il Garante suggerisce di usare canali dedicati, il registro elettronico su tutti. Recite, saggi e gite scolastiche. I genitori possono fotografare o riprendere i figli per uso personale e familiare, questo non è in discussione. Pubblicare quelle immagini online è un’altra storia e di regola serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale sugli altri minori inquadrati.
Sul sharenting l’invito è alla prudenza. Foto e video caricati sui social costruiscono l’identità digitale di un bambino e possono restare in circolazione per anni, sfuggendo al controllo degli stessi genitori che li hanno pubblicati. Contro cyberbullismo, sexting, revenge porn e commenti odiosi il consiglio è netto: non aspettare che la situazione degeneri. Se qualcuno viene insultato o messo sotto pressione da compagni o da sconosciuti, vanno avvisati subito amici, professori e famiglie. Infine i dati sensibili legati a disabilità e bisogni educativi speciali. Non possono essere diffusi tramite circolari, registri elettronici o pubblicazioni accessibili a chi non è autorizzato. Diversi provvedimenti adottati dal Garante hanno riguardato proprio comunicazioni improprie di dati collegati ai percorsi di inclusione scolastica.








