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Nel Regno Unito si discute di togliere la patente a chi ha superato i 70 anni, e la proposta arriva da un esecutivo appena insediato. Il governo guidato da Andy Burnham, il 103esimo della storia britannica, è in carica da poche settimane e già ha lasciato filtrare un indirizzo che sta facendo discutere parecchio oltre Manica. Dopo le dimissioni di Keir Starmer, il leader laburista si è ritrovato la strada spianata alle elezioni per assenza di altri candidati, e subito dopo la nomina ufficiale da parte di Re Carlo hanno cominciato a circolare le prime indiscrezioni sulle priorità della nuova squadra.
Tra queste, appunto, la revoca del titolo di guida per i conducenti over 70. La via più semplice per arrivarci, secondo quanto trapelato, sarebbe quella di un escamotage di natura medica. Non un divieto secco legato all’età anagrafica, insomma, ma un sistema di controlli sanitari abbastanza stringente da produrre lo stesso risultato. L’impostazione precedente, quella dell’esecutivo Starmer, si muoveva su un terreno più prudente e ragionava sull’introduzione di test della vista obbligatori per la stessa fascia d’età.
Cosa prevede il piano per i conducenti anziani
Il quadro normativo di riferimento è la strategia per la sicurezza stradale approvata lo scorso gennaio, la prima da oltre dieci anni. Le consultazioni con le parti interessate sono andate avanti fino a metà maggio, con un riscontro atteso entro tre mesi dalla chiusura. Il che significa che siamo arrivati al momento in cui la palla passa a Burnham, chiamato a gestire una questione tutt’altro che semplice da maneggiare sul piano politico.
Il nuovo Primo ministro, nativo di Aintree, non è un volto nuovo del panorama britannico. È stato sindaco di Manchester dal 2017 al 2026 e prima ancora segretario di Stato per la salute dal 2009 al 2010, segretario di Stato per la cultura, i media e lo sport dal 2008 al 2009 e capo segretario al Tesoro dal 2007 al 2008, tutte cariche ricoperte durante la premiership di Gordon Brown.
Il governo, formatosi il 20 luglio 2026, sta portando avanti le consultazioni sull’introduzione dei test visivi obbligatori per gli automobilisti che hanno passato i 70 anni e allo stesso tempo lavorerà su opzioni per test cognitivi severi. L’obiettivo dichiarato è abbassare il numero di vittime negli incidenti che coinvolgono conducenti anziani, ma il nodo da sciogliere riguarda la mobilità di queste persone e la loro libertà personale. Due esigenze che non vanno esattamente d’accordo.
I controlli su strada e le parole della ministra
Sul fronte operativo, l’esecutivo ha fatto sapere che continuerà a collaborare da vicino con il Consiglio nazionale dei capi di polizia per rimarcare l’importanza dei controlli della vista effettuati su strada dalle forze dell’ordine, e questo per tutti i conducenti, non solo per gli anziani. Chi non soddisfa i requisiti minimi visivi previsti per guidare si vede ritirare il documento dalla DVLA, l’ente britannico che si occupa delle licenze di guida.
La ministra dei trasporti Lilian Greenwood, a inizio anno, aveva spiegato la logica dietro l’intera manovra con parole piuttosto misurate. “Sappiamo che guidare può essere molto importante per il benessere delle persone anziane e aiutarle a vivere in modo indipendente, ma dobbiamo anche assicurarci che tutti siano al sicuro sulle nostre strade”, ha dichiarato. E ha aggiunto che, con una popolazione che invecchia, i piani contenuti nella prima strategia per la sicurezza stradale da oltre un decennio punteranno a preservare le libertà personali dove possibile, adottando allo stesso tempo misure capaci di salvare vite umane.










