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Red Dead Redemption 2, la tosse di Arthur Morgan era reale

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La tosse di Arthur Morgan in Red Dead Redemption 2 suona così vera perché, in buona parte, lo era davvero: Roger Clark, l’attore che ha dato voce e movimenti al protagonista, ha registrato diverse battute mentre era realmente raffreddato. Una scelta consapevole, ripetuta più volte nell’arco dei cinque anni di lavorazione, che ha finito per dare a quei colpi di tosse una consistenza che nessun effetto sonoro avrebbe potuto replicare allo stesso modo.

La tubercolosi che colpisce Arthur Morgan nelle prime fasi della storia è uno dei nodi emotivi più forti dell’intero gioco. Un fuorilegge con un passato pesante alle spalle, il cuore della narrazione, condannato praticamente all’inizio del suo viaggio. Da lì in poi il respiro si fa corto, la voce si sporca, gli accessi di tosse diventano sempre più frequenti. Il dettaglio emerso ora aggiunge un livello ulteriore, un po’ disturbante e un po’ affascinante, a una performance già considerata tra le migliori mai viste in un videogioco.

Cinque anni di registrazioni e qualche raffreddore di troppo

Interpellato dallo youtuber e giornalista videoludico Cade Onder sul fatto che quelle scene fossero faticose per la gola, Roger Clark ha ridimensionato la questione. Non è stato pesante quanto si potrebbe immaginare, ha spiegato, semplicemente perché il lavoro era distribuito su cinque anni. E poi c’era un accorgimento pratico: le sequenze con la tosse più violenta venivano sempre lasciate per ultime, a fine giornata, così da non compromettere il resto delle registrazioni.

Fin qui, ordinaria amministrazione da studio di doppiaggio. Il punto interessante arriva dopo. In cinque anni di lavorazione, ha raccontato l’attore, i raffreddori sono stati parecchi, e da quei periodi è arrivato materiale audio parecchio autentico. Quando si presentava con la voce impastata e il naso chiuso, Clark chiedeva esplicitamente di entrare in cabina. Il racconto è tanto diretto quanto poco elegante: bastava dire di avere il raffreddore e la risposta era un via libera, con tanto di commento soddisfatto sulla quantità di catarro disponibile.

Il metodo dietro la voce di Arthur

Dietro questo aneddoto c’è una forma di dedizione poco comune. La maggior parte delle persone, con la febbre e la gola in fiamme, punta al letto e a qualche serie da rivedere. L’istinto di Clark, invece, era pensare a come far suonare Arthur Morgan il più credibilmente malato possibile, sfruttando una condizione fisica che sarebbe stata impossibile da imitare a freddo.

Il risultato si sente. La progressione della malattia nel corso della storia è uno degli aspetti che ha reso il personaggio così memorabile, e quella recitazione costruita anche sui raffreddori veri contribuisce a spiegare perché tanti giocatori la ricordino con una precisione quasi fisica. Non un espediente tecnico, ma una serie di piccole decisioni prese nel corso di mezzo decennio di registrazioni in performance capture.

Il retroscena, va detto, cambia leggermente la percezione di quelle scene. Sapere che il rantolo sentito nel gioco proviene da un’infezione virale reale rende l’ascolto un po’ più concreto, forse anche un po’ meno confortevole. Resta comunque uno dei casi più curiosi di metodo attoriale applicato al medium videoludico, dove di solito la malattia si costruisce in post produzione.

Nel percorso produttivo di Rockstar, del resto, le incertezze non sono mancate. Il successo di GTA 5, con i suoi tre protagonisti giocabili, aveva lasciato lo studio leggermente nervoso all’idea di tornare a un solo personaggio, con il timore concreto che il pubblico potesse annoiarsi affidandosi unicamente ad Arthur. Un dubbio che, alla luce di come è andata, si è rivelato infondato.

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