In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
La crisi delle memorie continua a pesare sui listini dell’elettronica e questa volta a pagarne il conto sono le schede Raspberry Pi. L’azienda ha appena comunicato un nuovo aumento dei prezzi che coinvolge i modelli di quarta e quinta generazione, un ritocco che segue altri interventi già visti in passato. Non è la prima volta che succede e con ogni probabilità non sarà nemmeno l’ultima, perché la situazione delle memorie non dà segni di miglioramento.
Il contesto è abbastanza chiaro. La crisi della RAM accompagnerà il settore ancora a lungo e con lei arriveranno anche gli effetti negativi sulle nostre tasche, che già da tempo si fanno sentire su componenti e dispositivi di vario tipo. Per il produttore continuare a proporre il proprio catalogo con lo stesso listino è diventato semplicemente insostenibile. Da qui la decisione di intervenire sui costi di alcune delle sue schede più conosciute, una mossa che chi segue il mondo dei microcomputer probabilmente si aspettava da un momento all’altro.
Raspberry Pi 4 e Raspberry Pi 5, i nuovi prezzi
L’annuncio ufficiale riguarda il mercato degli Stati Uniti e interessa in particolare le versioni da 2 GB di Raspberry Pi 4 e Raspberry Pi 5. Entrambe subiscono un rincaro pari a circa 11 euro. Il risultato è che Raspberry Pi 4 nella configurazione da 2 GB sale a circa 58 euro, mentre Raspberry Pi 5 con lo stesso quantitativo di memoria arriva a circa 67 euro. Si tratta di cifre convertite in modo approssimativo, ma rendono bene l’idea di quanto sia cambiato il costo d’ingresso per chi vuole mettere le mani su queste schede.
Le altre edizioni e il resto dei prodotti presenti in catalogo, almeno per il momento, restano invariati. Quel “per il momento” pesa parecchio, considerando che il problema di fondo è ancora lì e che il prezzo delle memorie continua a muoversi in una direzione poco rassicurante per chi acquista. L’aumento colpisce comunque due modelli molto diffusi, utilizzati in progetti di ogni genere e da una platea che spazia dagli appassionati agli sviluppatori.
Il consiglio insolito sui modelli meno recenti
C’è poi un passaggio del comunicato che merita attenzione. L’azienda suggerisce infatti di prendere in considerazione l’acquisto di schede che non appartengono all’ultima generazione, perché secondo il produttore sono ancora in grado di soddisfare buona parte delle esigenze più comuni. Un atteggiamento piuttosto raro nel mondo tecnologico, dove di solito si tende a spingere i clienti verso i dispositivi più nuovi. Nello specifico vengono citati i modelli meno recenti come i sempre apprezzati Raspberry Pi 3B, 3A+ e 3B+, che potrebbero garantire le prestazioni richieste da molti progetti a un costo inferiore. A questo si aggiunge un invito a valutare con cura la quantità di memoria davvero necessaria, così da evitare di pagare per una dotazione di RAM superiore a quella che serve realmente.
Sempre sul fronte della crisi delle memorie, di recente Raspberry Pi ha fatto sapere che sui suoi nuovi hardware non è possibile effettuare l’upgrade della RAM. La precisazione nasce da un fenomeno ben preciso. Visti i costi ormai fuori controllo, qualcuno ha pensato di acquistare le versioni più economiche delle schede, modificarle installando moduli di terze parti e poi rivenderle. Chi compra questi esemplari modificati rischia però di imbattersi in problemi di stabilità o di compatibilità.
Fonte: TecnoAndroid








