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Per arginare l’impennata dei costi legata alla crisi delle memorie, alcuni produttori di smartphone hanno iniziato a montare RAM riciclata sui modelli economici. Si tratta di chip DRAM recuperati da dispositivi dismessi, ripuliti, testati e poi rimessi in circolazione dentro telefoni nuovi di zecca. A segnalarlo è un’analisi di Counterpoint Research, secondo cui questa scelta ha permesso a diversi marchi di tornare ad aumentare i volumi produttivi. Il conto da pagare, però, potrebbe arrivare più avanti, sotto forma di una durata inferiore dei prodotti finiti.
Da server e vecchi telefoni ai nuovi smartphone economici
Nel secondo trimestre del 2026 parecchi produttori cinesi avevano ridotto in maniera drastica i propri obiettivi di produzione. I prezzi delle memorie continuavano a salire, le forniture diventavano sempre meno affidabili e ogni margine di risparmio veniva cercato con il lanternino. Verso la fine del terzo trimestre qualcosa è cambiato e alcune aziende hanno rivisto quei piani al rialzo. Il merito, in buona parte, va alla crescente disponibilità di DRAM di recupero prelevata da smartphone, computer e server ormai arrivati a fine vita.
Il procedimento è piuttosto lineare. I chip vengono estratti dai vecchi apparecchi, puliti, sottoposti a test approfonditi e infine montati sui nuovi telefoni. Qualche marchio starebbe perfino valutando di impiegare esclusivamente memorie riciclate su determinati modelli di fascia bassa, cioè proprio nel segmento in cui ogni euro risparmiato sui componenti si riflette in modo evidente sul prezzo di vendita.
Il nodo dell’affidabilità nel tempo
Il rovescio della medaglia riguarda la tenuta nel lungo periodo. Un chip che ha già lavorato per cinque o sei anni potrebbe avere davanti un’aspettativa di vita più o meno equivalente. Con l’invecchiamento le celle della memoria DRAM tendono a degradarsi e questo comporta un aumento degli errori sui dati oltre a un calo delle prestazioni.
I controlli servono a scartare i componenti già guasti, ma secondo gli analisti la longevità di una memoria riutilizzata rimane una preoccupazione concreta, tanto per le aziende quanto per gli acquirenti. In pratica un telefono economico con RAM riciclata potrebbe funzionare benissimo appena tolto dalla scatola e poi mostrare i primi segni di cedimento molto prima di un modello equipaggiato con memorie nuove. Per chi tiene lo stesso dispositivo tre o quattro anni non è certo un dettaglio trascurabile.
Una carenza che andrà ben oltre il 2027
Sullo sfondo c’è una carenza di memorie che non accenna a rientrare e che, stando alle previsioni, si protrarrà ben oltre il 2027. Colossi come Samsung e SK Hynix stanno dando priorità alle soluzioni più redditizie, quelle destinate ai server per l’intelligenza artificiale e alle memorie ad alta larghezza di banda. Al mercato degli smartphone resta così una fetta sempre più sottile della produzione.
Gli effetti si vedono da tempo. Già a febbraio Samsung aveva ammesso che il caro memorie aveva inciso in modo significativo sui prezzi della serie Galaxy S26. Ad agosto IDC ha poi rivisto al ribasso le stime sul mercato, prevedendo un calo delle spedizioni globali del 16,7% per il 2026, con la fascia bassa tra i segmenti più colpiti.
Counterpoint inquadra il ricorso alla DRAM riciclata come una soluzione temporanea, che racconta soprattutto quanto sia diventata grave la carenza più che una strada percorribile a lungo. Aperta resta anche la questione della trasparenza, perché per chi acquista un modello economico sapere se monta memorie di recupero potrebbe pesare quanto il prezzo.
Fonte: TecnoAndroid


