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RAM DDR5, prezzi esplosi fino al 485% in un anno

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I prezzi delle RAM DDR5 sono cresciuti fino al 485% negli Stati Uniti nel giro di un anno, una cifra che da sola basta a raccontare quanto sia diventata pesante la situazione sul mercato delle memorie. In Europa la corsa è stata leggermente meno violenta, ma parliamo comunque di rincari superiori al 340%, numeri che dodici mesi fa nessuno avrebbe messo su carta senza sentirsi dare del catastrofista. Il confronto viene fatto con agosto 2025, e il risultato è che alcune configurazioni oggi costano quasi cinque volte tanto.

Chi segue il settore da vicino aveva intuito che qualcosa si stesse muovendo nella direzione sbagliata, però l’accelerazione degli ultimi mesi ha superato ogni previsione. Non si tratta di un ritocco stagionale né di una fluttuazione passeggera legata alla domanda natalizia. Qui il listino è stato riscritto da zero, e la crisi delle memorie ha smesso di essere un problema di nicchia per diventare qualcosa che tocca praticamente chiunque abbia a che fare con l’hardware.

Un aumento che cambia le regole del gioco

Il dato del 485% riguarda il mercato statunitense e alcune specifiche configurazioni, quelle dove la pressione si è fatta sentire di più. In Europa la soglia del 340% resta comunque un salto enorme, soprattutto se si pensa che le RAM erano da anni uno dei componenti più stabili e prevedibili in fase di acquisto. Un modulo di memoria, fino a poco tempo fa, era la voce di spesa su cui nessuno perdeva il sonno.

Adesso è diventata la variabile che fa saltare i conti. Chi assembla un computer si ritrova davanti a preventivi che non hanno più senso rispetto a quelli di un anno prima, e la differenza non è di qualche decina di euro. I prezzi DDR5 hanno ribaltato la gerarchia classica dei costi in una configurazione, arrivando in certi casi a pesare quanto componenti che storicamente stavano molto più in alto nella scala.

Il contraccolpo su tutto il comparto tecnologico

Il punto è che le memorie non finiscono soltanto nei computer da gaming o nelle workstation. Sono ovunque, dai server agli smartphone, passando per console, dispositivi di rete e praticamente qualsiasi cosa abbia un processore dentro. Quando il costo di un componente così trasversale si moltiplica per cinque, l’onda arriva ovunque, e infatti l’intero settore tech sta subendo il contraccolpo.

I produttori si trovano davanti a una scelta scomoda, ovvero assorbire parte dell’aumento riducendo i margini oppure scaricarlo sul listino finale. Nella pratica succede un misto delle due cose, con il risultato che il consumatore vede salire i prezzi anche di prodotti che apparentemente con la RAM hanno poco a che spartire. È una dinamica lenta, che si manifesta a scaglioni, ma è già in corso.

Il confronto con agosto 2025 rende bene l’idea della velocità con cui tutto questo è successo. Non è stata una discesa graduale verso l’abisso, è stato uno strappo concentrato in pochi trimestri. E i livelli raggiunti in Europa, per quanto inferiori a quelli americani, restano senza precedenti nella storia recente delle memorie.

Chi aveva rimandato un upgrade sperando in un ritorno alla normalità si trova ora nella posizione peggiore possibile, perché il mercato dei moduli DDR5 non offre alcun segnale di raffreddamento. Le configurazioni più capienti sono quelle che hanno subito i rialzi più aggressivi, con differenze che rendono ormai difficile giustificare l’acquisto di tagli generosi di memoria per un uso ordinario.

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