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La crisi delle memorie non accenna a rientrare e, a sentire chi sta dentro fino al collo, potrebbe accompagnarci per un bel pezzo di questo decennio. Kwak Noh-Jung, amministratore delegato di SK hynix, ha messo sul tavolo una previsione che fa storcere la bocca a chiunque debba comprare un PC, una console o una scheda video: lo scenario attuale rischia di prolungarsi fino al 2030 compreso. Quattro anni ancora, insomma, con disponibilità ridotta e prezzi che continuano a salire.
Il peso di questa dichiarazione sta soprattutto in chi l’ha pronunciata. SK hynix non è un osservatore esterno che guarda il mercato da fuori, ma uno dei principali produttori mondiali di RAM e di memorie NAND. Quando un colosso del genere dice che il tunnel è lungo, difficile archiviare la cosa come una previsione azzardata. Le parole sono arrivate subito dopo la cerimonia di apertura del nuovo impianto produttivo dell’azienda in Indiana, un contesto che di per sé racconta molto: si investe, si costruisce, si amplia la capacità, e nonostante questo la coperta resta corta.
Perché la crisi delle memorie non si sgonfia in fretta
Dal punto di vista di un produttore la fotografia non è affatto drammatica, anzi. La produzione va a pieno regime e in prospettiva è destinata a crescere, spinta dalla domanda generata dalla corsa all’intelligenza artificiale. Il problema è che i benefici di questo boom si fermano molto prima di arrivare al consumatore finale, che invece si ritrova con scaffali mezzi vuoti e listini in continua revisione al rialzo.
Secondo Kwak, un eventuale raffreddamento della crisi delle memorie avverrebbe in modo graduale, non con quei crolli improvvisi dei prezzi che in passato hanno caratterizzato questo settore. Chi spera in un ribaltone rapido, quindi, farebbe meglio a ridimensionare le aspettative. La logica dietro il ragionamento è tecnica ma comprensibile: i prodotti di memoria sono diventati componenti sempre più complessi e la domanda alimentata dall’industria dell’IA ha portato i clienti verso configurazioni personalizzate di DRAM e HBM. Risultato, i produttori riescono a prevedere meglio cosa serve e in che quantità, e il mercato diventa meno esposto a quegli eccessi di offerta che in passato facevano precipitare i prezzi da un trimestre all’altro.
Le stime peggiorano rispetto ai mesi scorsi
Va segnalato un dettaglio che rende il quadro ancora meno rassicurante. SK hynix aveva già parlato di una scarsità dell’offerta destinata a durare almeno fino al 2028 per quanto riguarda le DRAM di base. L’ultima uscita del CEO sposta il traguardo ancora più in là, allungando di fatto il periodo di sofferenza per utenti e per l’intero comparto tecnologico. Non è nemmeno una posizione nuova in senso assoluto: già lo scorso marzo il numero uno dell’azienda aveva espresso valutazioni simili, sostenendo tra l’altro che la fase peggiore della crisi delle memorie non fosse ancora arrivata.
Tradotto in termini pratici, per l’acquirente comune è improbabile che i prezzi di DRAM e NAND scendano in maniera significativa nel breve periodo. I costi delle memorie destinate a PC, GPU e console dovrebbero rimanere su livelli elevati ancora per molto tempo, con tutto quello che ne consegue sui listini dei prodotti finiti. Chi stava aspettando il momento giusto per fare un upgrade, o per mettere insieme una configurazione senza svenarsi, si trova davanti a una finestra temporale che si allarga anziché restringersi.
Il nuovo stabilimento in Indiana rappresenta la risposta industriale a questa fame di componenti, ma le tempistiche di un impianto produttivo non coincidono con quelle di un mercato che chiede tutto e subito. Nel frattempo la domanda legata all’intelligenza artificiale continua ad assorbire capacità produttiva, lasciando ai settori più tradizionali quel che resta. E quel che resta, a giudicare dalle previsioni del vertice di SK hynix, sarà poco e caro almeno fino alla soglia del 2030.










