In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Un cane robotico che entra per primo dove nessuno vuole mettere piede: è questa l’immagine che accompagna da anni Spot, il quadrupede sviluppato da Boston Dynamics, e che oggi torna al centro della discussione per una ragione ben diversa dalle solite dimostrazioni tecnologiche. L’agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane, l’Immigration and Customs Enforcement, meglio conosciuta come ICE, starebbe infatti valutando l’acquisto di questi robot e dei relativi accessori per una cifra compresa tra circa 850.000 e 1,7 milioni di euro.
La premessa, presa da sola, è quasi rassicurante. Mandare una macchina dentro un edificio instabile o in un ambiente che potrebbe rivelarsi pericoloso, prima di far entrare una persona in carne e ossa, significa capire cosa sta succedendo senza esporre subito nessuno al rischio. Sulla carta è uno dei passi avanti più concreti nel campo della sicurezza degli ultimi anni, di quelli che difficilmente qualcuno metterebbe in discussione.
Che cosa dovrebbe fare Spot secondo i documenti ufficiali
Stando alla documentazione del Dipartimento per la Sicurezza Interna, l’impiego previsto per Spot riguarda tre ambiti piuttosto definiti: ispezioni, valutazione dei pericoli e consapevolezza della situazione. Tradotto in termini più semplici, il robot quadrupede dovrebbe muoversi in spazi confinati, instabili o difficili da raggiungere e trasmettere in tempo reale le informazioni raccolte agli operatori rimasti a distanza di sicurezza.
È lo stesso identico impiego per cui macchine di questo tipo vengono usate in contesti industriali, nei cantieri, nelle centrali energetiche. Un occhio meccanico che cammina, sale scale, si infila dove un essere umano rischierebbe grosso. Nulla di nuovo dal punto di vista tecnico, insomma. Il punto è un altro, ed è tutto legato a chi tiene in mano il telecomando.
Il nodo non è la tecnologia, è chi la usa
Quando un robot passa dalle mani di un tecnico a quelle delle forze dell’ordine, la questione cambia natura. Non perché la macchina faccia qualcosa di diverso, ma perché cambia il contesto in cui opera e cambiano le conseguenze di un suo utilizzo improprio. E nel caso specifico dell’ICE, i precedenti pesano parecchio: l’agenzia si porta dietro accuse ricorrenti di episodi di violenza e di potenziale abuso di potere, un curriculum che rende legittima la domanda che in molti si stanno ponendo, ovvero che uso concreto verrebbe fatto di questi mezzi una volta consegnati.
La descrizione contenuta nei documenti resta piuttosto generica, come spesso accade in questo tipo di procedure. Ispezione, valutazione dei pericoli, consapevolezza della situazione sono formule ampie, che coprono scenari molto diversi tra loro. Un conto è verificare la stabilità di una struttura pericolante, un altro è utilizzare un dispositivo mobile dotato di sensori all’interno di operazioni sul campo che coinvolgono persone.
Boston Dynamics si è trovata più volte a dover chiarire la propria posizione sull’impiego dei suoi prodotti, e la vicenda dell’ICE riapre esattamente quel capitolo. La cifra in ballo, tra 850.000 e 1,7 milioni di euro, suggerisce peraltro una fornitura tutt’altro che simbolica, con più unità e con l’intera dotazione di accessori che permette di adattare Spot a compiti differenti a seconda dei moduli montati.










