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RAM alle stelle: kit DDR5 fino al 500% in più in un anno

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I prezzi della RAM hanno preso una piega che pochi si sarebbero immaginati appena dodici mesi fa, con alcuni kit DDR5 arrivati a costare quasi il 500% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La crisi delle memorie non accenna a rallentare e le stime parlano di uno scenario che potrebbe trascinarsi almeno fino al 2028. Gli effetti si vedono già ovunque, dal costo degli smartphone a quello delle console, e il mercato PC è forse quello che sta incassando il colpo più duro.

Chi ha seguito il settore anche solo con la coda dell’occhio se ne è accorto: le cifre di un anno fa oggi sembrano appartenere a un’altra epoca. Assemblare una macchina da gioco senza svenarsi era un esercizio complicato ma fattibile, adesso la voce memoria da sola rischia di superare il resto della configurazione. Non si tratta di rincari graduali, ma di salti che in certi casi hanno moltiplicato per cinque il valore di listino.

Aumenti fino al 500% in dodici mesi

Confrontando i listini attuali con quelli registrati esattamente un anno fa, alcuni kit di memoria DDR5 hanno subito incrementi che sfiorano il 500%. Un esempio su tutti: un kit da 96 GB DDR5-6000 che negli Stati Uniti era sceso fino a circa 175 euro oggi viene indicato attorno ai 1.670 euro. Ancora più clamoroso il caso di un kit da 128 GB DDR5-6400, il cui prezzo minimo toccato lo scorso anno era di circa 305 euro, mentre adesso si arriva a sfiorare i 3.150 euro.

Numeri che, messi in fila, raccontano meglio di qualsiasi analisi quanto la situazione sia sfuggita di mano. Parliamo di componenti che fino a poco tempo fa venivano considerati quasi una commodity, roba da comprare senza pensarci troppo, magari approfittando di una promozione qualsiasi. Adesso il kit di RAM è diventato la variabile che decide se un assemblaggio si fa oppure si rimanda a tempi migliori.

Dietro il rincaro c’è la corsa all’intelligenza artificiale

La radice del problema è nota e ha un nome preciso: la corsa all’AI sta drenando risorse produttive in maniera massiccia, condizionando una fetta sempre più ampia dell’elettronica di consumo. I produttori di memorie hanno riorientato le linee verso i moduli destinati ai data center e ai sistemi per l’intelligenza artificiale, dove i margini sono decisamente più interessanti rispetto al retail tradizionale. Il risultato è una disponibilità ridotta per il canale consumer e, di conseguenza, listini che salgono senza incontrare resistenza.

Il fenomeno non riguarda soltanto chi monta computer per giocare. La crisi delle memorie si riflette a cascata su smartphone, console e in generale su qualunque dispositivo che abbia bisogno di RAM a bordo, e i prezzi finali al pubblico stanno già seguendo la stessa traiettoria. Comprare un telefono nuovo oggi conviene meno di ieri, e la tendenza non sembra destinata a invertirsi nel breve periodo.

Uno scenario che guarda al 2028

Le previsioni più diffuse collocano l’uscita da questa fase non prima del 2028, il che significa almeno un paio d’anni in cui chi vuole aggiornare la propria configurazione dovrà fare i conti con un mercato profondamente diverso da quello a cui era abituato. Le vecchie abitudini, tipo aspettare il periodo giusto per accaparrarsi 32 o 64 GB a poco prezzo, per il momento sono sospese.

Il paradosso è tutto qui: mentre le piattaforme più recenti spingono verso quantitativi di memoria sempre maggiori, con software e giochi che chiedono più spazio a ogni generazione, il costo per gigabyte va nella direzione opposta. Chi aveva pianificato un upgrade nei prossimi mesi si trova davanti a un bivio poco piacevole, tra rinunciare alla capacità desiderata oppure ridimensionare parecchio le ambizioni sul resto della build. E i listini dei kit DDR5 continuano a muoversi verso l’alto, settimana dopo settimana.

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