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PS6 e Xbox Helix, il prezzo rischia di far crollare le vendite

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Il prezzo di lancio potrebbe diventare il vero tallone d’Achille di PS6 e Xbox Helix, molto più della potenza bruta o dei giochi disponibili al day one. Una ricerca firmata Ampere Analysis mette nero su bianco un rischio che nell’industria in pochi hanno voglia di nominare ad alta voce: se le due console arrivassero sul mercato con cartellini troppo salati, a rimetterci non sarebbero soltanto i volumi di hardware venduto, ma anche tutto quello che ruota attorno, cioè giochi, abbonamenti e servizi.

Il punto di partenza dell’analisi è la crisi delle memorie, una situazione che secondo le previsioni peggiorerà nel 2027 e che sta già premendo su tutta la filiera. Quando i componenti costano di più, tenere basso il prezzo di una console diventa un esercizio complicato, per non dire impossibile senza rimetterci parecchio. Nel frattempo Sony ha chiarito di non aver ancora fissato alcuna data di lancio per la prossima PlayStation, una prudenza che suona quasi come una presa d’atto della situazione.

Il conto salato: vendite giù del 38% nello scenario peggiore

I numeri messi in fila da Ampere Analysis parlano chiaro. Nello scenario più pesante tra quelli presi in esame, le vendite combinate delle due macchine calerebbero del 38% rispetto ai risultati ottenuti da PS5 e Xbox Series X|S nello stesso arco temporale, cioè i primi cinque anni sul mercato. Un crollo di quelle dimensioni non è un semplice rallentamento fisiologico, è un cambio di scala del business. E qui arriva la parte che dovrebbe far riflettere di più chi siede nei consigli di amministrazione. L’hardware venduto in meno è solo il primo effetto. Se Sony e Microsoft decidessero di presentare nel 2028 due console con miglioramenti soltanto incrementali e con un prezzo particolarmente alto, la spesa dei giocatori per software e servizi scenderebbe di circa 3 miliardi di euro entro il 2031, sempre confrontando lo scenario costoso con quello basato su un costo d’ingresso più contenuto. Meno console in casa significa meno gente che compra giochi, meno abbonamenti attivi, meno microtransazioni. Il ragionamento non fa una piega.

Rinviare o mettere mano al portafoglio

Le strade percorribili individuate dalla ricerca sono sostanzialmente due, e nessuna delle due è comoda. La prima consiste nel rimandare il debutto oltre il 2028, aspettando che il mercato dei componenti si calmi e che produzione e approvvigionamenti tornino a costare cifre ragionevoli. Vuol dire allungare ulteriormente la vita dell’attuale generazione, con tutto quello che comporta in termini di attese e di aspettative da gestire. La seconda opzione è quella classica: vendere l’hardware sotto costo, assorbendo il colpo con sussidi consistenti pur di tenere il prezzo a un livello digeribile. Solo che quei soldi vanno recuperati da qualche parte, e questo significa inventarsi nuove forme di monetizzazione. Tradotto, il conto arriverebbe comunque, semplicemente spalmato nel tempo e mascherato dietro servizi, abbonamenti o modelli di vendita diversi da quelli a cui i giocatori sono abituati.

Sony prende tempo, Microsoft cerca di limare

Le posizioni delle due aziende sembrano riflettere approcci differenti allo stesso problema. Sony ha ribadito di non avere alcuna fretta nel fissare una data d’uscita per PS6, atteggiamento che lascia intendere la volontà di leggere bene il mercato prima di muoversi. Microsoft, dal canto suo, starebbe lavorando per abbassare i costi di produzione del proprio hardware, cercando margini dove è ancora possibile trovarne.

Il calendario di PS6 e Project Helix resta quindi appeso a due variabili che nessuno dei due colossi controlla del tutto: l’andamento del mercato delle memorie e la capacità di trovare un punto di equilibrio tra prezzo di vendita, volumi e ricavi che arrivano dopo. Un equilibrio che, stando ai numeri dell’analisi, vale diversi miliardi.

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