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Profumo di Giove: l’astrobiologa che traduce le nuvole in essenza

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Il profumo di Giove esiste davvero, o almeno esiste una versione che si può annusare restando comodamente sulla Terra. A costruirla è Marina Bercenilla, astrobiologa e creatrice di fragranze, che ha deciso di unire due mondi che raramente si incontrano: la chimica dei corpi celesti e l’arte della profumeria. Il risultato è un tentativo di rispondere a una domanda che prima o poi tutti si sono posti guardando le foto delle bande colorate del gigante gassoso: che odore avranno mai quelle nuvole che girano su se stesse da secoli?

La risposta, va detto subito, non passa da un viaggio interplanetario ma da un laboratorio. Bercenilla parte dalla composizione chimica nota degli ambienti spaziali e prova a ricostruirla in forma di essenza, lavorando su molecole che possano restituire una sensazione credibile. Non si tratta di fantasia pura, insomma, ma di un esercizio di traduzione: prendere dati e trasformarli in qualcosa che il naso umano possa riconoscere.

Profumo di Giove: quando l’astrobiologia incontra la profumeria

L’astrobiologia studia le condizioni in cui la vita potrebbe esistere altrove, e per farlo analizza atmosfere, superfici, composti chimici. È un lavoro fatto di spettri, misurazioni, modelli. La profumeria, dall’altra parte, è un mestiere fatto di percezione, memoria, associazioni personali. Metterle insieme sembra un’operazione azzardata, eppure il punto di contatto c’è ed è proprio la chimica: le stesse molecole che uno scienziato identifica in un’atmosfera lontana possono avere, qui sulla Terra, un odore preciso e riconoscibile.

Bercenilla si muove esattamente in quello spazio di mezzo. Le sue fragranze spaziali non nascono per essere semplicemente gradevoli, ma per raccontare un luogo che nessuno ha mai visitato. È un approccio che ribalta la logica classica del profumo, dove l’obiettivo è piacere. Qui l’obiettivo è informare, incuriosire, magari anche spiazzare chi si aspetta la solita nota floreale.

Le nuvole di Giove, tradotte in odore

Le nuvole di Giove sono uno dei soggetti più affascinanti del sistema solare, con quelle fasce che si muovono a velocità impressionanti e tempeste che durano da generazioni. Trasformarle in una fragranza significa scegliere cosa raccontare: la turbolenza, la chimica dell’atmosfera, la sensazione di trovarsi sospesi in qualcosa che non ha una superficie solida sotto i piedi.

Il lavoro di Marina Bercenilla si inserisce in un filone di divulgazione scientifica che punta sui sensi invece che sui numeri. Leggere la composizione di un’atmosfera su un grafico è una cosa, annusarla è un’altra. E l’olfatto, come ogni profumiere sa bene, è il senso che si lega più direttamente alle emozioni e ai ricordi. Usarlo per parlare di pianeti lontani è una scelta tutt’altro che banale.

C’è poi un aspetto che rende questo progetto particolarmente interessante per chi non ha una formazione scientifica. Non serve capire una formula chimica per apprezzare un odore. Basta avvicinare il naso e farsi un’idea, immediata e istintiva, di un posto a centinaia di milioni di chilometri di distanza. È un modo di avvicinare lo spazio che non richiede telescopi, calcoli o pazienza infinita davanti a un manuale.

Le fragranze costruite in questo modo diventano quindi oggetti ibridi, a metà tra il prodotto cosmetico e lo strumento didattico. Giove, con le sue spirali eterne e i suoi colori impossibili, era probabilmente il candidato ideale per iniziare.

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