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Moto affidabili, i modelli che i proprietari consigliano davvero

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Chi va a caccia di moto affidabili lo fa per un motivo molto pratico, e cioè non restare a piedi a metà di un weekend, con il carro attrezzi al posto della strada. Le moto che i proprietari consigliano davvero sono quasi sempre le stesse, quelle che macinano chilometri senza chiedere niente in cambio se non manutenzione ordinaria. Nessuna magia, solo progetti maturi e componenti collaudati.

Kawasaki Vulcan 900 è uno di questi casi. Il bicilindrico a V da 903 cc raffreddato a liquido è tarato per una bella spinta in ripresa e consumi contenuti, il cambio a cinque rapporti lavora con una trasmissione finale a cinghia che taglia via buona parte delle noie legate alla catena. La sella a circa 68 centimetri la rende accessibile praticamente a chiunque, e con circa 50 cavalli e 58 lb-ft di coppia tiene l’autostrada senza affanni. Sulla stessa linea si muove Suzuki Boulevard C50, con il suo V-twin a 45 gradi da 805 cc, iniezione elettronica e distribuzione monoalbero. Qui la trasmissione è a cardano, quindi zero regolazioni della catena, la sella sta a circa 70 centimetri e i 277 chili in ordine di marcia danno quella sensazione di moto piantata a terra. Elettronica ridotta all’osso, e va benissimo così.

Le Honda che tutti tirano in ballo

Quando si parla di affidabilità, prima o poi il discorso finisce su Honda. Rebel 1100 monta il bicilindrico parallelo da 1.084 cc derivato dall’Africa Twin, disponibile anche con cambio DCT a doppia frizione per cambiate senza leva, più ride mode dedicati e controllo di trazione. Prezzo di partenza intorno agli 8.300 euro. Honda Shadow 750, invece, è la scelta da meccanico navigato: V-twin a 52 gradi da 745 cc raffreddato a liquido, cardano, sella bassissima a circa 65 centimetri e un peso in ordine di marcia tra i 246 e i 251 chili. Funziona e basta, da decenni.

Chi parte da zero guarda spesso a Rebel 500, con il bicilindrico parallelo da 471 cc raffreddato a liquido, erogazione prevedibile, sella a circa 69 centimetri e ABS disponibile. Ciclistica leggera, traffico urbano gestibile, quel tipo di moto che non mette mai in difficoltà. Sul fronte opposto per dimensioni e ambizioni c’è Honda Gold Wing, sei cilindri boxer da 1.833 cc, infotainment evoluto, sospensioni elettroniche, selle riscaldate e DCT opzionale. Si parte da circa 24.500 euro, e chi la usa per i grandi viaggi racconta di traversate intere concluse senza un intoppo.

Giapponesi leggere e una britannica di carattere

Yamaha V Star 250 resta il consiglio classico per i principianti, con il bicilindrico a V da 249 cc raffreddato ad aria e appena 148 chili in ordine di marcia. Sella bassa, nessun imbarazzo al semaforo e un prezzo che si aggira sui 4.600 euro. Il fratello maggiore Yamaha Bolt gioca un’altra partita, quella della semplicità meccanica portata all’estremo: V-twin ad aria da 942 cc, cinque marce, cinghia al posto della catena, circa 8.200 euro. Poche pretese e prestazioni sempre uguali a se stesse.

Kawasaki Vulcan S merita un discorso a parte per il sistema Ergo-Fit, che permette di regolare sella, pedane e manubrio per adattare la moto alla corporatura di chi guida. Il bicilindrico parallelo da 649 cc raffreddato a liquido dichiara tra 50 e 60 cavalli, il cambio ha sei rapporti e l’ABS è disponibile.

Chiude il gruppo Triumph Bonneville T120, che dimostra come una moto dal sapore vintage non debba per forza vivere in officina. Il bicilindrico parallelo da 1200 cc ad alta coppia lavora rilassato, e il pacchetto comprende iniezione elettronica, ABS, ride mode selezionabili e controllo di trazione. Il prezzo, intorno ai 12.900 euro, riflette la cura delle finiture e quella patina British che continua a fare presa.

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