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Il prezzo del gas in Europa è salito del 162% da febbraio a oggi, e per capire quanto sia cambiato lo scenario energetico basta riavvolgere il nastro a pochi giorni prima dello scoppio della guerra in Iran. Allora i mercati viaggiavano su livelli che, visti da adesso, sembrano quasi di un’altra epoca. Poi lo stretto di Hormuz è diventato il centro di gravità di tutta la faccenda, e da lì in avanti le quotazioni hanno preso una direzione sola.
Dallo stretto di Hormuz passa, o meglio passava, il 20% del gas mondiale. La sua apertura a intermittenza ha provocato un crollo dell’offerta che il mercato non è riuscito ad assorbire, e la conseguenza è stata immediata: prezzi schizzati verso l’alto, senza freni particolari. A peggiorare il quadro ci si sono messi anche gli attacchi recenti alle raffinerie della penisola arabica, che hanno tolto ulteriore respiro a un sistema già in affanno.
Il TTF di Amsterdam segna il record
I numeri raccontano la storia meglio di qualsiasi commento. Il TTF di Amsterdam, che è il punto di scambio virtuale del gas naturale e resta il riferimento per l’intero mercato europeo, il 27 febbraio scorso quotava il gas a 31,47 euro per MWh. Ieri il valore ha toccato quota 82,57 euro per MWh, un massimo che segna un incremento del 162,38% rispetto a quella soglia di fine inverno. Non si tratta di un rialzo distribuito con calma nell’arco di mesi, ma di una corsa che ha accelerato parecchio nelle ultime settimane.
C’è poi un altro elemento che spinge le quotazioni verso l’alto e riguarda direttamente il Vecchio Continente: l’aumento della domanda europea legato alla necessità di ricostituire le scorte. Quando un intero continente si mette a comprare nello stesso momento in cui l’offerta si riduce, il risultato è abbastanza prevedibile. La crisi energetica in corso nasce proprio dall’incrocio tra questi due movimenti opposti, e il mercato è arrivato a sfiorare quello che gli operatori descrivono come un vero e proprio collasso.
Cosa succede ai prezzi italiani
L’Italia non vive in una bolla separata. I prezzi nazionali riflettono inevitabilmente quelli del TTF olandese, perché è quello il metro su cui si costruisce tutto il resto. E qui la situazione è addirittura peggiore rispetto ai record già registrati ad agosto. L’IG Index GME, l’indicatore di riferimento per il mercato italiano, ieri ha toccato quota 85,58 euro per MWh.
Per dare un’idea del salto: si tratta del 33,18% in più rispetto ai 64,26 euro per MWh del mese scorso. E il confronto con febbraio è ancora più impietoso, visto che parliamo di un aumento del 143,89%. In pratica, in poco più di mezzo anno il costo della materia prima per chi opera in Italia è più che raddoppiato, e la traiettoria degli ultimi trenta giorni non lascia intravedere un raffreddamento.
Il punto è che tutti questi elementi si alimentano a vicenda. Lo stretto di Hormuz che si apre e si chiude a singhiozzo, gli impianti colpiti nella penisola arabica, la corsa europea agli stoccaggi. Ogni tassello aggiunge pressione su un sistema che aveva già consumato i propri margini di manovra, e il mercato del gas continua a muoversi su livelli che a inizio anno pochi avrebbero messo in preventivo. Il record del TTF di ieri, con quegli 82,57 euro per MWh, resta per ora il riferimento più alto toccato in questa fase.
Fonte: TecnoAndroid








