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Colonia lunare: l’acqua basterebbe solo per un secolo

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Una città sulla Luna avrebbe i giorni contati, e non per colpa delle radiazioni o della polvere abrasiva che si infila ovunque: il problema è l’acqua. Anche immaginando lo scenario più generoso possibile, quello in cui le riserve idriche lunari fossero abbondanti e accessibili quanto le stime più ottimistiche lasciano sperare, un insediamento umano stabile riuscirebbe a reggersi in piedi per un secolo. Cento anni, al massimo. Poi il conto si chiuderebbe.

Detta così sembra tantissimo, e in fondo un secolo di presenza umana continuativa fuori dalla Terra sarebbe un risultato storico. Ma se il ragionamento si sposta dalla cronaca alla prospettiva, cento anni sono poco più di un battito di ciglia. Tre generazioni scarse. Nessuna civiltà si costruisce con una scadenza appiccicata sopra, e una colonia lunare pensata come avamposto permanente dovrebbe poter contare su risorse che non si esauriscono nel giro di qualche decennio.

Perché l’acqua è il vero collo di bottiglia

Il punto è che sulla Luna l’acqua non scorre e non piove. Non esiste un ciclo che la rigeneri, non ci sono fiumi né falde da cui attingere con la tranquillità che si ha quaggiù. Quello che c’è, è quello che c’è: ghiaccio lunare intrappolato in zone dove la luce del Sole non arriva mai, materiale accumulato in tempi lunghissimi e mai più rimpiazzato. Ogni litro prelevato è un litro che non tornerà.

E l’acqua, in un contesto del genere, non serve soltanto per bere. Serve per l’ossigeno, serve per il carburante, serve per l’agricoltura, serve per i sistemi di raffreddamento e per la chimica di base di qualsiasi attività industriale. Un insediamento umano la consuma su più fronti contemporaneamente, e il riciclo, per quanto spinto ai limiti della tecnologia disponibile, non è mai perfetto. Qualcosa si perde sempre. Moltiplicando quella piccola perdita per gli anni e per il numero di abitanti, la curva del consumo punta verso il basso in modo inesorabile.

Il conto che nessuno ha ancora fatto per intero

Il dato più interessante, però, non è il numero in sé. È il fatto che quel secolo rappresenta l’ipotesi migliore, non la media e tantomeno il caso peggiore. Significa partire dal presupposto che le riserve siano effettivamente lì, nelle quantità sperate, e che siano estraibili senza perdite significative. Due condizioni tutt’altro che scontate, visto che l’estrazione del ghiaccio dai crateri in ombra perenne resta una delle operazioni più complicate mai immaginate per l’ingegneria spaziale.

C’è poi un dettaglio che ridimensiona ulteriormente l’ottimismo: quel calcolo riguarda soltanto l’acqua. Tutto il resto, per il momento, è rimasto fuori dall’equazione. Il cibo, i materiali da costruzione, i metalli, i ricambi per gli impianti, l’energia necessaria a tenere accesa una base lunare durante le due settimane di notte continua, i componenti elettronici che si degradano e vanno sostituiti. Ognuno di questi elementi porta con sé una catena di dipendenze che, sulla Luna, o si risolve in loco oppure diventa un carico da spedire dalla Terra a costi difficili da sostenere su scala secolare.

La prospettiva di una colonizzazione lunare autosufficiente, insomma, si scontra con un limite fisico che nessuna tecnologia può aggirare del tutto: non si può consumare a lungo ciò che non si rigenera. E il calcolo sul secolo di autonomia idrica arriva prima ancora di aver considerato tutti gli altri requisiti necessari per sostenere una popolazione umana.

Fonte: TecnoAndroid

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