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Il bonus gasolio per gli autotrasportatori si arricchisce di nuove risorse, e questa volta la cifra è precisa: 11,4 milioni di euro aggiuntivi per il 2026, inseriti in un emendamento al decreto legge sul caro carburante. Denaro destinato al credito d’imposta pensato per alleggerire il peso del gasolio sui conti delle imprese che trasportano merci e persone per conto terzi. Un intervento che, se l’iter parlamentare procede secondo i tempi previsti, potrebbe diventare concreto entro la fine di settembre.
Non si tratta di una misura nuova, costruita da zero. È piuttosto un rifinanziamento di qualcosa che già esiste, un incremento dell’autorizzazione di spesa già stanziata per il contributo alle aziende di trasporto. La differenza, per chi gestisce una flotta, è puramente pratica: più risorse disponibili significa una copertura potenzialmente più ampia sui costi ammissibili.
Come funziona il credito d’imposta sul carburante
Il meccanismo scelto è quello del credito d’imposta, formula che permette alle imprese di recuperare fiscalmente una parte delle spese sostenute. Niente assegni, niente bonifici diretti. Si lavora sul fronte tributario, compensando almeno in parte quello che il carburante sottrae ai margini operativi. Per chi muove camion e autobus tutti i giorni, il caro gasolio non è una voce di bilancio tra le tante, è spesso quella che decide se il conto economico chiude in positivo o meno.
L’aggiunta dei 11,4 milioni recepisce una richiesta arrivata direttamente dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che aveva sollecitato un aumento delle risorse per un comparto strutturalmente esposto alle oscillazioni dei prezzi alla pompa. Un settore dove i contratti si firmano mesi prima e il costo del rifornimento, intanto, fa quello che vuole. Vale la pena sottolineare un dettaglio: il provvedimento non modifica i requisiti tecnici né il metodo di calcolo del credito. Resta tutto come prima, cambia soltanto la dotazione finanziaria.
Chi rientra tra i beneficiari
La platea è definita con una certa precisione. Da un lato le imprese di autotrasporto merci per conto terzi, dall’altro le aziende che effettuano trasporto passeggeri con autobus Euro V ed Euro VI. La sigla Euro, per chi non mastica quotidianamente la materia, indica la classe ambientale del veicolo: più alto è il numero, più recenti e meno inquinanti sono i mezzi. In questo caso la norma guarda alle due generazioni più aggiornate tra quelle esplicitamente citate.
La scelta ha una sua logica industriale. Le flotte pesanti e i parchi autobus sono realtà dove il carburante pesa in maniera sproporzionata sui costi complessivi, e dove l’ammodernamento dei mezzi richiede investimenti che non si recuperano in una stagione. Un sostegno di questo tipo, per quanto contenuto nelle cifre, va a incidere su un punto dolente.
Tempi, piattaforma e domande
Qui arriva la parte meno immediata. Il decreto legge sul caro carburante dovrà prima essere convertito, e la scadenza è fissata alla fine di settembre. Solo dopo quel passaggio sarà possibile presentare le richieste, e solo attraverso l’apposita piattaforma dedicata. Nessuna scorciatoia, nessun canale alternativo. Significa che i 11,4 milioni, al momento, sono una promessa scritta nero su bianco ma non ancora spendibile. L’operatività effettiva del contributo dipende da due variabili: la conclusione dell’iter parlamentare e l’apertura del portale per la raccolta delle domande. Per le imprese interessate, il primo appuntamento da segnare è quindi la conversione del provvedimento.
Nel frattempo il settore continua a fare i conti con una struttura di costi che lascia poco spazio di manovra. Il bonus gasolio non risolve il problema alla radice, e nessuno lo sostiene, ma rappresenta una compensazione parziale su una spesa che le aziende non possono comprimere più di tanto. I chilometri vanno fatti, il serbatoio va riempito. La nuova tranche si inserisce dunque in un quadro di interventi già avviati, aumentando la disponibilità complessiva per il 2026 senza toccare l’architettura della misura. Il passaggio successivo, quello che davvero conta per gli operatori, è la firma sulla conversione e l’attivazione del sistema per le richieste.








