La Porsche 718 elettrica si farà, e questa volta la parola arriva direttamente dai piani alti dell’azienda. Dopo mesi di voci che sembravano rimbalzare in ogni direzione, l’amministratore delegato Michael Leiters ha messo un punto fermo sulla questione. In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung ha spiegato che il progetto è ormai approvato in via definitiva, chiudendo così un capitolo che aveva tenuto banco tra appassionati e addetti ai lavori.
Il peso di questa dichiarazione sta tutto in chi l’ha pronunciata. Leiters, in passato, aveva più volte lasciato intendere di nutrire perplessità sulla sportiva a batterie, arrivando persino a valutare l’ipotesi di fermarne lo sviluppo. Oggi la musica è cambiata. Il numero uno della Casa di Zuffenhausen la definisce senza giri di parole “la soluzione economicamente migliore” e promette che sarà “un’auto fantastica”. Un ribaltamento di posizione che, quando arriva da chi guida l’intera azienda, vale più di mille comunicati. Significa che la strategia è stata definita fino all’ultimo dettaglio.
Il ruolo della gamma 718 nel futuro elettrico del marchio
Da anni la famiglia 718, con Boxster e Cayman, rappresenta la porta d’ingresso al mondo Porsche. È la sportiva che permette a tanti clienti di avvicinarsi per la prima volta al costruttore tedesco, collocandosi sotto la 911 sia per prezzo sia per filosofia. Con il passaggio all’elettrico questo compito diventa ancora più delicato. Serve un modello capace di tenere alta l’attrattiva del marchio senza sconfinare nelle cifre della 911, restando il vero punto d’accesso alla gamma delle sportive.
Le motivazioni portate avanti da Leiters sono soprattutto economiche. E questo lascia intendere che a Zuffenhausen abbiano trovato un equilibrio convincente tra investimenti, volumi di vendita e margini. Detto in altre parole, la 718 elettrica non nascerà come vetrina tecnologica o operazione d’immagine, ma come prodotto con un ruolo concreto nel piano industriale. Naturalmente, tutto questo alza anche l’asticella delle aspettative. Una sportiva a batterie dovrà convincere non solo sulle prestazioni, ma anche su peso, autonomia, piacere di guida e prezzo finale.
A rafforzare la strategia del Gruppo Volkswagen contribuisce pure Audi. Nei mesi scorsi il CEO Gernot Döllner aveva già confermato l’arrivo della versione di serie derivata dalla Concept C, che condividerà la piattaforma proprio con la futura 718 elettrica. Una scelta che consente di distribuire meglio i costi di sviluppo, lasciando comunque ai due marchi il compito di differenziare carattere, dinamica di guida e posizionamento.
Cosa manca ancora sulla 718 elettrica
La conferma del progetto, però, non coincide con la presentazione dell’auto. Porsche continua a non fornire dati su potenza, capacità della batteria, autonomia, tempi di ricarica o listino. Eppure sono proprio questi numeri a decidere il destino della vettura. Il vero banco di prova sarà capire quanto riuscirà a conservare l’anima delle attuali Boxster e Cayman, nonostante la nuova alimentazione.
C’è anche un discorso più ampio dietro questa vicenda. Il caso della 718 elettrica racconta bene il momento di incertezza che sta attraversando l’industria automobilistica europea. Negli ultimi anni costruttori e fornitori hanno dovuto rivedere più volte i propri piani, tra rinvii, revisioni degli obiettivi sulle emissioni e possibili cambiamenti nelle politiche europee. Sviluppare una nuova auto significa pianificare investimenti miliardari con orizzonti di almeno cinque o sei anni. Se nel frattempo le regole cambiano o restano nebulose, costruire strategie stabili diventa complicatissimo. I continui ripensamenti che si osservano, non solo in Porsche ma in gran parte del settore europeo, sono la conseguenza diretta di questo quadro: un mercato chiamato a investire cifre enormi senza poter contare su regole davvero prevedibili.











