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Ci sono pneumatici riciclati sepolti sotto una strada sterrata del Maine, ventimila per la precisione, e non è uno scherzo né un modo creativo per liberarsi di un problema ingombrante. È un esperimento di ingegneria civile pensato per risolvere una delle seccature più antiche delle viabilità secondarie americane, quella che ogni inverno trasforma i fondi in ghiaia prima in lastre spaccate dal gelo e poi, al primo disgelo, in pantani impraticabili.
Il contesto aiuta a capire perché il tema sia sentito. In stati come il Maine le temperature crollano in fretta, le gelate arrivano senza preavviso e le piogge insistono per settimane. Le strade non asfaltate pagano il conto due volte, prima quando il ghiaccio penetra negli strati profondi del terreno e li solleva, poi quando tutto si scioglie e la carreggiata diventa fango. A guidare il test è stata Dana Humphrey, docente di ingegneria civile alla University of Maine, che per la prima sperimentazione ha scelto un tratto di 183 metri lungo la Dingley Road, nel territorio di Richmond.
Come è stato costruito il fondo stradale
Il cantiere è andato avanti spedito. Le vecchie coperture sono state tagliate in tasselli da 5 a 7,5 centimetri e distribuite lungo il tracciato per formare un cuscinetto uniforme, spesso tra i 15 e i 30 centimetri. Sopra questa base di gomma tritata i tecnici hanno steso la solita ghiaia, così la strada è tornata ad avere l’aspetto di sempre e nessuno, guidandoci sopra, si accorgerebbe di nulla.
La parte interessante arriva dopo. Per capire se l’idea funzionasse davvero, e non solo sulla carta, la carreggiata è stata riempita con 100 sensori di temperatura collocati a profondità diverse. Servono a seguire l’andamento del gelo mese dopo mese, nel periodo più rigido, e a misurare fin dove il freddo riesce ad arrivare. Dati concreti, insomma, non impressioni.
Perché la gomma tiene meglio della pietra
Il vantaggio del caucciù è prima di tutto fisico. La gomma offre un isolamento termico notevole, molto superiore a quello della roccia frantumata, e questo impedisce al gelo di scendere negli strati profondi del suolo. Meno gelo in profondità significa anche meno fango quando la temperatura risale, perché il terreno non si satura d’acqua nello stesso modo.
Poi c’è il capitolo drenaggio, altrettanto decisivo. Tra un frammento e l’altro restano spazi vuoti, l’acqua li attraversa e defluisce senza fermarsi, evitando i ristagni che nel tempo sfondano qualsiasi fondo stradale. E c’è la questione del peso, spesso trascurata. La gomma pesa molto meno della pietra, quindi comprime meno il terreno sottostante e riduce il rischio che la strada ceda anno dopo anno sotto il proprio stesso carico.
Un problema di smaltimento che diventa risorsa
Dietro il progetto c’è anche una spinta ambientale piuttosto concreta. Nel solo Maine vengono rottamati ogni anno circa 1,2 milioni di pneumatici, che nella stragrande maggioranza dei casi finiscono ammassati in depositi enormi, senza una destinazione utile. Riuscire a impiegarli nelle costruzioni stradali permette di assorbire volumi di scarto altrimenti difficilissimi da gestire, e di farlo in un settore che di materiale ne consuma tanto.
I risultati raccolti sulla sterrata di Richmond sono stati positivi, e i ricercatori hanno già alzato l’asticella. Il piano prevede di usare la gomma sminuzzata come riempimento leggero per i muri di contenimento, dove il peso ridotto rappresenta un vantaggio strutturale evidente. In parallelo partirà una seconda sperimentazione a North Yarmouth, questa volta con la gomma sistemata direttamente sotto un manto asfaltato, in condizioni ben più severe rispetto a una strada bianca. Lì il materiale dovrà reggere il passaggio continuo di veicoli pesanti, una prova che dirà se il metodo può uscire dalla nicchia delle strade rurali e trovare posto sulla viabilità ordinaria.










