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Pixel 11, la nuova ricerca funziona ma è nascosta

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Con i nuovi telefoni di quest’anno arriva Pixel search, una funzione che Google descrive come un compagno di ricerca dedicato, pensato per trovare le informazioni personali più in fretta rispetto al passato. L’idea di fondo è semplice e per certi versi attesa da tempo: una sola barra per cercare un’app, un file salvato su Drive oppure una foto scattata mesi fa, senza dover saltare da un’applicazione all’altra. Su Pixel 11 tutto questo esiste davvero e funziona bene. Il problema, se così si può chiamare, riguarda dove Google ha deciso di metterla.

Perché la barra a cui si riferisce l’azienda non è quella che sta in basso nella schermata principale, quella che tutti toccano per istinto. È il campo di ricerca che compare dopo aver aperto la griglia delle applicazioni del Pixel Launcher, quindi dopo uno swipe verso l’alto. Un gesto in più, che sembra poca cosa ma cambia parecchio le abitudini quotidiane.

Cosa cerca davvero Pixel search sul nuovo Pixel 11

Fino a ieri la ricerca del launcher pescava da un elenco piuttosto ristretto di fonti: Orologio, Contatti, Consigli Pixel, Play Store, Impostazioni e Wallet. Roba utile, certo, ma limitata al perimetro del sistema. Su Pixel 11 quella lista si allarga in modo consistente e comprende Calendario, Google Drive, Files by Google, Gmail, Messaggi, Foto e Pixel Screenshots. Chi gestisce più account può anche indicare quale indirizzo usare per Drive e per Gmail, dettaglio non banale per chi tiene separati lavoro e vita privata.

Il risultato pratico è che digitando un termine qualsiasi compaiono eventi del calendario, documenti archiviati su Drive, email, una riga di foto e persino le conversazioni di Google Messaggi. Il tutto in circa un secondo, il tempo necessario perché i risultati si popolino. Restano ovviamente le app, che si aprono al volo, e le relative scorciatoie, ora messe più in evidenza rispetto a prima. C’è anche il supporto per il profilo di lavoro, altro punto a favore per chi usa il telefono anche in ufficio.

Il nodo della barra di ricerca in home

L’esperienza unificata, presa in sé, è convincente. Quello che la penalizza è la posizione: non essere l’opzione predefinita raggiungibile con un tocco pesa parecchio sull’uso reale. La barra in basso nella schermata principale, infatti, è ormai occupata da AI Mode, cioè dall’app Google, dopo il cambiamento distribuito lo scorso dicembre. Una scelta che continua a risultare poco elegante. Il ragionamento di Google è intuibile: garantire che toccando la barra di ricerca su qualsiasi dispositivo Android succeda sempre la stessa cosa. Solo che questa uniformità imposta dall’alto finisce per ridurre l’utilità della ricerca sul dispositivo, quella che dovrebbe servire a recuperare le proprie cose e non a interrogare il web. L’effetto pratico si vede subito, con un calo netto nell’uso di Pixel search nel corso della prima settimana di prova.

Come rendere la ricerca più immediata

Esiste comunque un aggiustamento che aiuta. La soluzione migliore è configurare la ricerca del Pixel Launcher perché apra automaticamente la tastiera quando si fa uno swipe verso l’alto dalla schermata principale. In questo modo il gesto diventa uno solo, la tastiera è già pronta e si può iniziare a digitare senza toccare altro.

Non elimina del tutto la stranezza di avere due ricerche diverse a pochi centimetri di distanza, una per il telefono e una per il resto del mondo, ma riduce l’attrito quel tanto che basta per rendere Pixel Screenshots, Foto, Gmail e gli altri servizi collegati davvero raggiungibili in pochi istanti. Chi arriva da un modello precedente noterà soprattutto questo: la ricerca del launcher non è più un ripiego per trovare un’icona smarrita, ma un punto di accesso a quasi tutto quello che sta nel telefono e negli account collegati.

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