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Photoshop, arriva l’Editor AI: si modifica scrivendo un prompt

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Photoshop apre le porte a un Editor assistito dall’AI, uno spazio di lavoro semplificato in cui i ritocchi si chiedono a parole, scrivendo in linguaggio naturale invece di andare a caccia dello strumento giusto dentro i menu. Adobe lo presenta come un’opzione, non come una sostituzione: l’interfaccia storica resta lì dov’è, con livelli, palette e scorciatoie, ma accanto compare una porta d’ingresso decisamente più amichevole per chi si affaccia al programma per la prima volta.

L’idea di fondo è semplice quanto ambiziosa. Il nuovo ambiente, disponibile in versione beta, raccoglie attorno a una barra di prompt le operazioni più comuni: rimuovere un oggetto, ampliare un’immagine, ritagliare, migliorare la definizione. Si descrive la modifica desiderata e il software la esegue, appoggiandosi a Firefly o a modelli partner, anche se al momento Adobe non ha ancora chiarito quali saranno effettivamente accessibili da questo nuovo spazio.

Non solo prompt, anche gesti sull’immagine

Per un programma nato nel 1990 e diventato famoso tanto per la ricchezza quanto per la complessità della sua interfaccia, il passaggio non è affatto scontato. Adobe stava già sperimentando un assistente AI nella beta di Photoshop, ma qui il salto è più netto, perché nasce un vero spazio di lavoro parallelo a quello classico.

A rendere la cosa meno vaga ci pensa la Marcatura AI, che aggiunge precisione alla logica conversazionale. Basta cerchiare un’area, tracciare una freccia o abbozzare una forma per dire al software esattamente dove mettere le mani. La Modifica guidata con maschere, alimentata da Firefly Image 5, permette invece di intervenire su una porzione dell’immagine lasciando intatto tutto il resto.

La combinazione tra parola e gesto non è un dettaglio estetico. Serve a evitare due problemi tipici delle richieste testuali: le istruzioni troppo generiche e i ritocchi che finiscono per invadere zone dell’immagine che dovevano restare com’erano. In pratica il mouse non va in pensione, cambia solo il modo in cui viene usato.

Chi lavora alla vecchia maniera non perde nulla

Gli utenti più esperti possono continuare tranquillamente nella modalità tradizionale, che Adobe ha battezzato Pro Editor. Anche lì l’intelligenza artificiale resta a portata di clic grazie al comando Modifica tramite prompt, richiamabile direttamente dalla barra delle attività contestuale. I risultati generati vengono collocati su livelli separati, quindi si possono correggere o cancellare senza toccare l’immagine di partenza. Un accorgimento banale solo in apparenza, perché è proprio quello che permette di provare, sbagliare e tornare indietro senza danni.

L’aggiornamento, però, non si esaurisce nell’AI. Adobe ne approfitta per rimettere mano anche agli strumenti classici. Arriva un nuovo livello di regolazione dedicato alla luce, con controlli più avanzati rispetto a prima. Il testo ora si adatta dinamicamente a forme e tracciati, cosa che fa risparmiare parecchio tempo a chi lavora sulla grafica. E un pannello dedicato apre l’accesso a oltre 900 milioni di risorse di Adobe Stock, direttamente dall’ambiente di lavoro.

Il pubblico a cui guarda questo Editor assistito dall’AI è abbastanza riconoscibile: chi ha già preso confidenza con i prompt e chi, negli anni, ha trovato l’interfaccia storica di Photoshop poco intuitiva o semplicemente troppo dispersiva. Ma il ragionamento di Adobe si estende anche ai professionisti, perché una barra di comando testuale può accorciare parecchio i tempi sulle operazioni ripetitive, quelle che nessun grafico ama fare e che si portano via ore di lavoro.

La struttura a doppio binario, con il Pro Editor da una parte e lo spazio conversazionale dall’altra, racconta bene la strategia: nessuno viene obbligato a cambiare abitudini, ma chi vuole provare la strada del linguaggio naturale trova la porta già aperta.

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