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Instagram, nuova etichetta per i profili generati dall’IA

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Capita ormai quasi ogni giorno di fermarsi davanti a un video e chiedersi se quello che scorre sullo schermo sia reale oppure no, e proprio su questo dubbio Instagram ha deciso di intervenire con una nuova etichetta dedicata ai profili generati dall’IA. La piattaforma di Meta sta infatti sostituendo la vecchia dicitura “AI creator” con una formula molto più diretta, che segnala apertamente quando dietro un account non c’è una persona in carne e ossa ma un personaggio costruito con l’intelligenza artificiale.

Il cambiamento sembra piccolo, quasi cosmetico, eppure tocca un nervo scoperto. Perché una cosa è sapere che un creator si aiuta con strumenti automatici, un’altra è scoprire che il volto sorridente seguito per settimane semplicemente non esiste. La distinzione, fino a ieri, era tutt’altro che chiara.

Perché Instagram ha deciso di cambiare l’etichetta

Nella comunicazione ufficiale l’azienda spiega che l’obiettivo è “rendere più chiaro alle persone quando un profilo presenta una persona generata dall’IA anziché un essere umano”. Un modo elegante per dire che gli utenti si erano lamentati, e parecchio. Il fastidio principale riguarda proprio quella sensazione di essere presi in giro, seguire un account che sembra autentico e poi rendersi conto che il soggetto è frutto di un algoritmo.

Con oltre due miliardi di utenti attivi al mese, Instagram è la seconda app social più diffusa al mondo, superata soltanto da Facebook, che fa parte della stessa famiglia. Numeri di questo tipo trasformano qualunque modifica alle regole in una questione di portata enorme, perché quello che succede sulla piattaforma finisce inevitabilmente per definire abitudini e aspettative di una fetta gigantesca di pubblico.

La società ha accompagnato l’annuncio con una nota piuttosto asciutta: “Questa modifica fa parte del nostro impegno costante per migliorare la trasparenza, e speriamo aiuti le persone a capire meglio chi o cosa c’è dietro i contenuti che vedono su Instagram”.

Cosa rischia chi non applica l’etichetta

Le regole non restano sulla carta. Chi gestisce un account riconducibile a una persona generata artificialmente e non applica la nuova etichetta AI vedrà la propria visibilità ridotta. In concreto significa sparire dalle raccomandazioni, quindi perdere quel flusso di pubblico nuovo che per molti creator rappresenta la vera benzina della crescita.

La buona notizia, per chi finisce nel mirino, è che la penalizzazione non è definitiva. Basta aggiungere l’etichetta corretta, facendo così combaciare il profilo con la sua reale natura, e la limitazione viene rimossa. In alternativa esiste la strada del ricorso, pensata soprattutto per gli errori di valutazione. Se dopo la verifica emerge che le restrizioni erano state applicate a torto, profilo e contenuti tornano immediatamente alla normalità, senza strascichi.

Da app di filtri fotografici a colosso da miliardi

Vale la pena ricordare da dove arriva tutto questo. L’acquisizione di Instagram da parte di Facebook, chiusa nell’aprile del 2012, viene tuttora considerata uno degli affari più redditizi mai visti nel settore tecnologico. Alcune stime esterne collocano oggi il valore della piattaforma oltre i 105 miliardi di euro, una cifra che dice molto sulla lungimiranza di quella mossa.

All’inizio era poco più di un’app per applicare filtri alle fotografie e ritoccarle in fretta. Poi è arrivata l’ispirazione arrivata dalle Storie di Snapchat, e da lì la trasformazione in qualcosa di molto più ampio, un luogo dove le persone passano ore ogni giorno. Adesso quello stesso spazio deve fare i conti con contenuti sempre più difficili da distinguere dalla realtà, e la nuova etichetta sui profili generati dall’IA è il tentativo di rimettere un po’ di ordine, dicendo chiaramente chi è umano e chi no.

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