Perseverance ha appena tagliato un traguardo che fa sorridere e riflettere allo stesso tempo. Il rover della NASA ha percorso più di 42,2 chilometri sulla superficie di Marte da quando è atterrato, nel febbraio 2021. Una distanza che, guarda caso, coincide quasi al millimetro con quella di una maratona. Solo che qui parliamo del Pianeta Rosso, di un veicolo a sei ruote e di un percorso fatto senza alcuna fretta, lungo cinque anni di lavoro.
Un primato che pochi avevano raggiunto
Prima di Perseverance, soltanto un altro mezzo era riuscito a superare quella soglia. Si tratta di Opportunity, che però ci aveva messo più di undici anni per arrivarci. Numeri che danno l’idea di quanto sia complicato muoversi su Marte, dove ogni metro va conquistato con pazienza e calcoli precisi. La cifra dei 42 chilometri, però, accende una domanda un po’ bizzarra ma irresistibile. Cosa succederebbe se a correre quella maratona ci provasse un essere umano, sulle proprie gambe, lassù?
Immaginarlo è prima di tutto un divertente esercizio di fantasia, perché le condizioni del pianeta sono tutto fuorché accoglienti. La temperatura su Marte può crollare fino a circa 153 gradi sotto zero. Certo, nelle ore migliori e nelle zone equatoriali si possono toccare valori vicini ai 20 gradi, ma resta un ambiente generalmente ostile. E poi c’è un problema non da poco, il calore si disperde in fretta a causa dell’atmosfera estremamente sottile.
Una corsa con la tuta spaziale addosso
A peggiorare il quadro ci pensa l’aria stessa del pianeta, composta per circa il 95% da anidride carbonica. In pratica, non respirabile. Questo significa che per qualsiasi uscita all’aperto servirebbe una tuta spaziale pressurizzata, con sistemi di supporto vitale e un adeguato scambio termico. Un bagaglio non esattamente leggero, che peserebbe parecchio sulla capacità di muoversi.
C’è però un dettaglio interessante che gioca a favore. Su Marte la gravità è circa il 62,5% più bassa rispetto a quella terrestre. Se si riuscisse a costruire un’attrezzatura abbastanza leggera, articolazioni e ginocchia ne trarrebbero un bel beneficio. Il rovescio della medaglia è che, realisticamente, la somma tra tuta ingombrante, terreno accidentato e condizioni estreme renderebbe l’impresa davvero proibitiva.
Per ora si gioca con la fantasia, ma prima o poi qualche astronauta dovrà davvero fare i conti con sfide simili. Magari non una maratona vera e propria, però già la semplice esplorazione della superficie marziana presenterà ostacoli notevoli. Il programma Artemis della NASA, intanto, guarda alla Luna, vista da molti come il trampolino necessario per arrivare un giorno a Marte. E poi, lo sappiamo, prima o poi qualcuno proverà a portarci davvero l’essere umano. Meglio farsi trovare pronti.