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Nella Patagonia argentina la costruzione dei nuovi data center per l’intelligenza artificiale sta incontrando un ostacolo che i governi provinciali non avevano messo in conto: le donne mapuche che vivono lungo i fiumi e che da decenni si oppongono a miniere, trivelle e progetti industriali. Moira Millán, weychafe (guerriera, in lingua mapudungun), abita sulle rive del fiume Corcovado, nella provincia di Chubut, e racconta che quando in sogno compare un corso d’acqua bisogna prestare attenzione, perché nel colore dell’acqua si legge lo stato dell’anima. Un modo poetico per dire una cosa concreta: senza acqua, lì, non si vive.
Nella visione mapuche ogni elemento naturale possiede un newen, una forza vitale, e nulla può essere prelevato senza chiedere permesso, perché la persona non è padrona della terra ma parte di un sistema connesso. Nélida Askalipe, della comunità Nahuelpan, pone la domanda in modo più diretto: come si vive quando l’acqua non c’è. Nella zona pedemontana le donne camminano anche sei chilometri per portare acqua a casa, e nel frattempo si mettono di traverso davanti alle istituzioni che, sostengono, in nome del progresso hanno rotto la reciprocità con la natura.
Súper RIGI, incentivi trentennali e un’acqua che nessuno conteggia
A inizio giugno il presidente Javier Milei ha firmato un intervento sul Financial Times intitolato “Argentina invites AI to free itself”, promettendo alle aziende dell’intelligenza artificiale il contesto legale e fiscale più conveniente possibile, con un paragone diretto ai mercanti olandesi che fecero di Amsterdam la capitale finanziaria del Seicento. Jessica Gentile, coordinatrice del collettivo socioambientale Red Ecosocialista, non nega il valore della tecnologia, ma sposta la questione: per cosa e per chi si fa questa transizione. Secondo lei si tratta di costruire un’architettura su misura per i grandi nomi della Silicon Valley e di consegnare loro la Patagonia, una delle maggiori riserve mondiali di acqua e gas. Tra i magnati citati c’è Peter Thiel, fondatore di Palantir Technologies, che ha da poco spostato la propria residenza in Argentina.
Nel giugno 2026 il governo ha presentato al Congresso il Súper RIGI, ampliamento del Regime di Incentivo per Grandi Investimenti approvato nel 2024, pensato anche per i megacentri dati destinati all’IA. Il testo, ancora fermo in attesa del passaggio al Senato, prevede dazio zero sulle importazioni, contributi datoriali ridotti al 10% per le nuove assunzioni e stabilità fiscale, doganale, valutaria e normativa per 30 anni. Nel 2025 Emiliano Kargieman, cofondatore e amministratore delegato di Satellogic, aveva annunciato il progetto per il primo data center latinoamericano dedicato all’intelligenza artificiale con il sostegno di OpenAI, conteso da Neuquén, Río Negro e Chubut. Da allora, nessuna novità.
Danila Suárez Tomé, ricercatrice dell’Istituto di Ricerche Filosofiche (SADAF/CONICET), invita a smettere di immaginare l’IA come una nuvola immateriale. I server consumano moltissima elettricità e volumi enormi di acqua dolce per il raffreddamento, e questo può aggravare lo stress idrico dei territori, fino al punto in cui rinfrescare le macchine diventa più importante del diritto all’acqua delle comunità.
Dalla siccità al terricidio
Il nord della Patagonia convive con la scarsità d’acqua da almeno quindici anni. Neuquén ha prorogato l’emergenza agraria per siccità fino alla fine del 2026, con portate ai minimi storici, Río Negro ha fatto lo stesso nel gennaio 2026 limitando gli usi non prioritari, e nell’agosto 2026 la Legislatura di Chubut ha dichiarato l’emergenza idrica per un anno. Un mese prima il governatore Ignacio Torres aveva annunciato un data center nella Zona Franca di Trelew insieme all’azienda polacca Green Capital: Atlas GigaHub, avvio previsto nel 2027, circa 3.000 MW di capacità e 10.000 MW tra generazione rinnovabile e accumulo. Il fabbisogno d’acqua, però, non è mai stato specificato. Il deputato provinciale Juan Aquino (MST) ricorda che la richiesta di informazioni approvata dalla Legislatura resta senza risposta.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha calcolato che nel 2023 i data center hanno consumato nel mondo circa 560.000 milioni di litri d’acqua. The Green Grid indica un’efficienza idrica che oscilla tra zero e oltre quattro litri per kWh, a seconda del sistema di raffreddamento, del clima e della fonte energetica. Uno studio del 2021 negli Stati Uniti segnalava che meno di un terzo degli operatori misura e pubblica i consumi reali. L’Argentina, intanto, non ha una legge che regoli questi impianti e i loro effetti sugli ecosistemi. Per Cristian Fernández, coordinatore legale della Fundación Ambiente y Recursos Naturales, con il Súper RIGI quel vuoto pesa ancora di più, perché l’acqua rischia di essere trattata come un semplice input produttivo.
Millán ormai non parla più di crisi idrica ma di rifugiati ambientali, famiglie costrette a lasciare i territori ancestrali perché con le taniche non si tira avanti. Vilma Pérez, dell’Unione delle Assemblee delle Comunità di Trelew, ricorda che nei quartieri popolari l’acqua non arriva più, che il fiume Senguer è quasi asciutto e che il Chubut perde oltre metà della portata per deviazioni. Irma Caupán Perriot, psicologa sociale mapuche del Movimento di Donne e Diversità Indigene per il Buon Vivere, inserisce i centri dati in un elenco che comprende miniere, fracking e incendi estivi ricorrenti, e usa la parola terricidio, nata in un pomeriggio di mate a Buenos Aires per nominare l’uccisione sistematica della Terra e di ogni forma di vita. Nel marzo 2003 un plebiscito comunale non vincolante a Esquel respinse con l’81% dei voti un progetto di estrazione di oro e argento di Meridian Gold, spingendo poi la Legge Provinciale numero 5001.








