Per la prima volta dal 1966 un raro parassita carnivoro è tornato a far capolino nel Texas Meridionale, e la notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo. Non si tratta di una storia adatta a chi si impressiona facilmente, perché stiamo parlando di larve che divorano la carne viva. Per ora, va detto subito, la minaccia riguarda soprattutto l’industria bovina statunitense, ma il solo fatto che sia ricomparsa dopo quasi sessant’anni basta a far suonare qualche campanello d’allarme tra gli allevatori americani.
A confermare ufficialmente il caso è stato il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Il Segretario all’Agricoltura Brooke Rollins ha spiegato che la vicenda riguarda un vitello di appena 3 settimane individuato a La Pryor, in Texas, a circa 80 chilometri dal confine con il Messico. Il veterinario statale del Texas, Bud Dinges, ha raccontato di aver istituito una zona di quarantena di 20 chilometri. All’interno di quell’area è vietato spostare qualsiasi animale a sangue caldo, compresi gli animali domestici, senza un’ispezione preventiva. Il colpevole è la cosiddetta mosca della carne del nuovo mondo, le cui larve carnivore hanno già messo in agitazione gli esperti.
Quanto è grave davvero la minaccia di questo parassita
La buona notizia, se così si può dire, è che per il momento non sono stati rilevati altri casi sul territorio statunitense. Lo stesso Rollins ha tenuto a precisare che, nonostante le larve rappresentino un problema concreto per l’allevamento zootecnico, non possono in alcun modo infestare gli alimenti destinati al consumo umano. E c’è di più: con un trattamento adeguato, perfino il vitello colpito dovrebbe riuscire a guarire senza conseguenze permanenti.
“Non c’è motivo di credere che questa incursione porterà all’insediamento del parassita nel nostro Paese”, ha cercato di rassicurare Rollins. Toni un po’ più cauti, però, arrivano da chi vive il problema sul campo. Stephen Diebel, allevatore texano e presidente della Texas & Southwestern Cattle Raisers Association, ha ricordato che anche le piccole ferite provocate da questa mosca possono diventare pericolose. Se l’infestazione non viene curata come si deve, infatti, il rischio è che diventi fatale per il bestiame.
A complicare le cose c’è la natura stessa dell’insetto. Edward Burgess, entomologo dell’Università della Florida, l’ha messa giù in modo molto diretto: “È difficile stargli dietro a causa della velocità con cui quella mosca si muove e si rigenera”. Il punto è proprio questo. Questo parassita carnivoro si riproduce a ritmi impressionanti e si sposta praticamente gratis su distanze enormi, sfruttando i suoi ospiti selvatici. Animali come i cervi, ad esempio, possono trasportarlo per chilometri senza che nessuno se ne accorga, rendendo il contenimento una sfida tutt’altro che semplice.