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NASA, le città dallo spazio cambiano colore: il passaggio ai LED

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Le fotografie delle città scattate dallo spazio raccontano una storia che a occhio nudo, dal basso, si fatica a notare: l’inquinamento luminoso ha cambiato colore. A metterlo nero su bianco, anzi giallo su bianco, è Donald R. Pettit, astronauta della NASA con 590 giorni di missioni e 13 ore di passeggiata spaziale alle spalle, che in 23 anni e quattro soggiorni sulla Stazione Spaziale Internazionale ha costruito un archivio visivo notturno del pianeta. Lo ha condiviso su X e il confronto tra gli scatti è piuttosto eloquente.

Parigi, Istanbul, Lima, Osaka, Pechino, Casablanca, Riad, Maracaibo. La lista è lunga e ogni città racconta la stessa cosa da angolazioni diverse. Chicago, per esempio, con la sua griglia stradale riconoscibile dall’orbita già al primo sguardo, tipica di tante metropoli nordamericane: il paragone tra l’immagine del 2003 e quella del 2024 mostra un salto di intensità cromatica che non lascia molto spazio all’interpretazione. Il tessuto urbano visto da lassù non è più quello di vent’anni fa.

Le città dallo spazio: dal giallo caldo al bianco freddo

Il motivo del cambiamento sta tutto nelle lampade. Per decenni l’illuminazione pubblica di mezzo mondo è stata affidata alle lampade a vapore di sodio, che producono luce facendo passare una scarica elettrica attraverso il vapore di sodio e restituiscono quel colore ambrato, caldo, leggermente sporco. Era il colore della notte urbana, visibile anche dallo spazio. Ora quel giallo sta sparendo, sostituito da un bianco uniforme punteggiato qua e là da macchie colorate.

La transizione verso la tecnologia LED non è una scelta estetica, ovviamente. Le nuove luci sono molto più efficienti, durano di più, si regolano meglio e costano meno in manutenzione. Sono anche più compatte, resistono meglio a urti e vibrazioni e funzionano bene alle basse temperature, tutte caratteristiche che contano parecchio per l’illuminazione stradale, decisamente più esposta di quella domestica. In più si accendono subito al massimo della potenza, mentre le vecchie lampade a vapore di sodio avevano bisogno di un bel po’ di tempo prima di arrivare a regime.

Non solo colore, anche espansione urbana

L’archivio di Pettit non serve soltanto a misurare il cambio di tonalità. È materiale utile per studiare come crescono le città, come si distribuisce la popolazione e come si allargano le periferie. Una delle immagini che più ha colpito l’astronauta riguarda Miami, molto diversa rispetto alla sua ultima missione, tanto che nel suo post ha commentato che la rete elettrica della città appare spettacolare. Colpisce anche Monterrey, in Messico, dove l’asimmetria tra il nucleo urbano e la lunga scia di luci che attraversa la valle de La Estanzuela salta subito all’occhio.

C’è però un rovescio della medaglia, e riguarda quello che si è perso. Un’illuminazione così efficiente significa più luce, non meno, e la contaminazione luminosa incide sugli ecosistemi. Altera le abitudini di animali, piante e microrganismi, e negli esseri umani arriva a toccare ritmo circadiano e metabolismo. La notte, quella vera, si è ridotta parecchio.

Il caso Los Angeles e il cinema che non si può più girare

Curiosamente, la questione tocca anche il cinema. Drive, il film con Ryan Gosling uscito nel 2011, fu girato a Los Angeles proprio mentre era in corso il piano di sostituzione dell’illuminazione cittadina. Per ottenere quell’atmosfera notturna così riconoscibile vennero scelte strade dove le vecchie lampade a vapore non erano ancora state rimpiazzate dai LED bianchi. Oggi la stessa operazione sarebbe impossibile, perché Los Angeles ha ormai convertito quasi tutta la sua illuminazione urbana.

In compenso la città risparmia circa 8 milioni di euro ogni anno, stando ai conti del Bureau of Street Lighting. Una cifra che spiega bene perché quel giallo caldo, ovunque nel mondo, stia continuando a sbiadire verso il bianco.

Fonte: TecnoAndroid

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