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Orti urbani, fino a 3°C in meno nelle città: lo studio UE

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Bastano gli orti urbani per abbassare la temperatura di una città, e non di poco: si parla di una riduzione che può arrivare fino a 3°C rispetto alle zone circostanti. Il dato emerge da uno studio dell’Unione Europea che ha misurato quanto pesa davvero la presenza di appezzamenti coltivati dentro il tessuto urbano, arrivando a una conclusione piuttosto netta: questi spazi rinfrescano più di quanto riesca a fare l’agricoltura periurbana, cioè quella che si sviluppa ai margini dei centri abitati.

Il punto di partenza è noto a chiunque abbia attraversato una città europea in piena estate. Le superfici cementificate accumulano calore, lo restituiscono di notte e creano le cosiddette isole di calore, aree in cui i valori termici risultano sensibilmente più alti rispetto ai dintorni. L’aumento delle temperature medie, unito all’alta densità abitativa che caratterizza gran parte dei centri urbani del continente, ha reso il fenomeno più frequente e più intenso. Ed è per questo che la riprogettazione delle città viene considerata un passaggio obbligato nella lotta ai cambiamenti climatici, con meno asfalto e più infrastrutture blu e verdi, ovvero reti di corsi d’acqua e vegetazione distribuita nel tessuto costruito.

Quello che le città stanno già provando a fare

Le amministrazioni locali si muovono, ognuna con la propria ricetta. A Parma è partito un progetto di deimpermeabilizzazione, che punta a restituire al suolo la capacità di assorbire acqua invece di respingerla verso le fognature. A Roma è stato installato l’Albero Bioclimatico, una struttura pensata per creare ombra e abbassare la temperatura percepita in un’area circoscritta. Interventi efficaci, senza dubbio, ma isolati e su scala ridotta. Difficile immaginare che da soli possano produrre risultati tangibili su intere metropoli, dove il problema si misura in chilometri quadrati di superfici che scottano.

Ed è qui che entra in gioco l’ipotesi degli orti urbani, spazi coltivati che di solito vengono raccontati come esperienze di socialità di quartiere o come piccole produzioni alimentari a chilometro zero. Lo studio comunitario li guarda invece da un’altra angolazione, quella termica, provando a quantificare il loro contributo al raffreddamento dell’ambiente circostante. Terra viva, vegetazione, evapotraspirazione: elementi che lavorano nella direzione opposta rispetto al cemento.

Come è stata condotta la ricerca europea

L’analisi ha preso in esame l’impatto di raffreddamento degli orti urbani nelle città del continente, concentrandosi su 682 delle 929 Aree Urbane Funzionali presenti sul territorio comunitario. Le FUA, per intenderci, sono quelle unità territoriali che comprendono una città e la zona che gravita attorno a essa dal punto di vista degli spostamenti quotidiani, un criterio che permette confronti omogenei tra realtà molto diverse tra loro per dimensioni e conformazione.

Per raccogliere i dati sono stati utilizzati Google Earth Engine e OpenStreetMap, due strumenti che consentono di incrociare immagini satellitari, rilevazioni termiche e mappature collaborative del territorio. Il lavoro si è articolato in cinque fasi successive, un percorso metodologico costruito per individuare la presenza degli appezzamenti coltivati e poi metterla in relazione con i valori di temperatura registrati nelle stesse aree.

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